Clamoroso colpo di scena nella lunga e complessa battaglia legale per il destino di Villa Camilla, lo storico e avveniristico complesso sportivo esteso su oltre 14mila metri quadri nel cuore del quartiere Poggiofranco. Con una decisione che ribalta i precedenti orientamenti, la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il decreto del Tribunale di Bari che, nel 2025, aveva di fatto assegnato a Palazzo di Città la titolarità e la gestione del bene.
Secondo i giudici Ermellini, il Comune di Bari non è il proprietario della struttura: la curatela fallimentare può legittimamente continuare a gestire il centro sportivo per il tramite dell’attuale affittuario. Sarà ora un nuovo giudice di merito a dover ridiscutere il caso, ma attenendosi rigidamente ai rigidi paletti fissati dal Supremo Collegio.
Dalla convenzione dei 99 anni al crac Degennaro
Per comprendere la portata della sentenza occorre fare un salto indietro nel tempo fino al 1988, anno in cui il Comune approvò la concessione del suolo pubblico per 99 anni all’associazione sportiva “Villa Camilla”, stabilendo che la struttura sarebbe tornata all’amministrazione solo alla scadenza naturale del secolo di gestione. Nel 2009, un protocollo d’intesa ne aveva blindato la funzione sociale per scuole e disabili.
La situazione è precipitata nel 2022 con il fallimento della società del Gruppo Degennaro (all’epoca titolare della gestione). Davanti al crac, Palazzo di Città aveva immediatamente rivendicato la retrocessione e la restituzione dei suoli, sostenendo che il fallimento decretasse in automatico la morte della convenzione pubblica. Una tesi inizialmente sposata anche dal Tribunale civile, secondo cui il fallimento faceva venir meno “i requisiti di idoneità soggettiva” del concessionario.
La Cassazione frena il Comune
Di tutt’altro avviso è stata la prima sezione civile della Cassazione, che ha accolto i ricorsi presentati sia dalla banca che vanta l’ipoteca sull’immobile (assistita dall’avvocato Davide Romano), sia dalla Curatela (assistita dal legale Francesco Paolo Ranieri).
Il Supremo Collegio ha chiarito un principio giuridico fondamentale: la convenzione di Villa Camilla non può essere declassata a un banale appalto pubblico. Si tratta, al contrario, di una concessione complessa di costruzione e gestione, un diritto di superficie che non si estingue e non si dissolve automaticamente con il fallimento della società, così come non decade l’ipoteca della banca.
In forza di questa decisione, l’onere e la disponibilità manifestati dal Comune di Bari di farsi carico della struttura non serviranno più. Il centro sportivo di Poggiofranco resta a tutti gli effetti un bene del fallimento gestito dalla Curatela (rappresentata dall’avvocato Giuseppe Caramia).
Una soluzione che, dal punto di vista pratico, garantisce la continuità della struttura: l’impianto è regolarmente attivo, continua a produrre reddito attraverso l’affittuario e mantiene intatta la sua preziosa funzione economica e sociale per il quartiere. Paradossalmente, il salvataggio dei conti di Villa Camilla andrà a beneficio degli stessi creditori del crac Degennaro, tra i quali figura, ironia della sorte, proprio il Comune di Bari, che attende dal fallimento il saldo delle imposte locali mai versate negli anni passati.
