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Prima il juke-box, poi la leggenda: la lunga notte soul di Ben E. King

Prima il juke-box, poi la leggenda: la lunga notte soul di Ben E. King

Benjamin Earl King, 28 settembre 1938 – 30 aprile 2015. Aveva 76 anni. Ben E. King ebbe anche l’onore di salire sul palco del Festival di Sanremo, insieme a Tony Dallara, l’«urlatore» per eccellenza. Tutto il contrario di King, cantante di grande spessore e, inoltre, validissimo compositore. Il brano era «Come potrei dimenticarti» di Pallavicini e Leone, fortunatamente entrato in finale. Prima era arrivata «There Goes My Baby» (1959), subito seguita da «Save the Last Dance for Me». Se ne impossessarono anche i Rokes nel 1968: una bomba e, comunque, ballabilissima. L’impresario dei Drifters cercava di irrobustire il gruppo e giocò una carta di notevole valore. Ben E. King poteva contare sui singoli di successo, ma voleva il suo stipendio e garanzie sulle royalties. Con «Spanish Harlem» sembrava però difficile riuscire ad agguantare il malloppo. King uscì dai Drifters e non a caso, poco dopo, arrivò il botto: «Don’t Play That Song» e subito «Stand by Me».

Dai Drifters a Celentano

Ben E. King coincise, in Italia, con due cantanti fondamentali: Peppino Di Capri, elegante, internazionale, protagonista dei night; e Adriano Celentano, che ballava, costruiva sketch, parlava direttamente al pubblico dei ragazzi. Non a caso, due best seller come «Don’t Play That Song» e «Stand by Me» finirono nelle loro mani. In Italia ci pensarono anche Peppino Di Capri e Marino Marini: i microfoni, l’eco, il suono molto richiesto durante le serate. Erano pochi i musicisti e i cantanti capaci di sistemare bene l’eco. Altro che Auto-Tune. Un successo. Per i giovani quei brani entrarono anche negli spot pubblicitari e attraversarono almeno tre generazioni di appassionati. Due canzoni epocali, nate anche grazie a un’accoppiata di autori fenomenale: i bianchi Jerry Leiber e Mike Stoller insieme all’afroamericano Ben E. King. Entrambe entrarono nelle classifiche di tutto il mondo. Adriano Celentano trasformò «Stand by Me» in «Pregherò»: oltre un milione di copie vendute. Il pubblico voleva continuamente ascoltare quel brano. Accanto a lui c’erano i due luogotenenti, Ricky Gianco e Don Backy: Ricky a casa, Don Backy in albergo. Celentano mise il pezzo nelle mani di Gianco. Arrivò anche un seguito, intitolato «Lei vedrà». Il problema, allora, era la crisi mistica del Capo.

Un brano per tutti

Nel 1975 arrivò la versione di «Stand by Me» firmata da John Lennon, più fortunata in Inghilterra che negli Stati Uniti. Nel 1986 uscì il suggestivo film «Stand by Me – Ricordo di un’estate», ambientato negli anni Cinquanta e diretto da Rob Reiner. Poi sarebbero arrivate molte altre versioni. Quella di Gigi D’Agostino, quella dei Bon Jovi nel 2009. Ma forse è più interessante ricordare gli artisti che l’hanno cantata dal vivo: Lady Gaga, gli U2, Sting, Bruce Springsteen.