Un appalto da diversi milioni di attenzioni, la sicurezza di un presidio sanitario di rilievo regionale e una verifica antimafia ancora aperta. È su questo intreccio che si accendono i riflettori sulla gara per il servizio di vigilanza armata dell’Istituto Tumori «Giovanni Paolo II» di Bari, affidato per 36 mesi a una società con sede nel territorio barese.
A sollevare la questione è stata la stessa stazione appaltante, che ha interpellato formalmente la Prefettura di Bari per ottenere chiarimenti sulla posizione dell’impresa aggiudicataria. La risposta ricevuta, secondo quanto riferito, è che le verifiche sono tuttora in corso. Un riscontro che conferma la pendenza degli accertamenti, senza tuttavia chiarirne l’esito.
La vicenda emerge dalla documentazione relativa alla procedura europea aperta in modalità telematica e pubblicata sulla piattaforma EmPULIA. Prima di procedere all’aggiudicazione, l’amministrazione sanitaria aveva svolto i controlli previsti dal Codice dei contratti pubblici, con particolare riferimento ai requisiti di ordine generale e all’assenza di cause ostative.
Nel corso degli approfondimenti, l’attenzione si è concentrata sulla posizione dell’impresa nella cosiddetta White List, l’elenco prefettizio che riguarda gli operatori economici attivi nei settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazioni mafiose. Se il 18 aprile 2025 la società risultava regolarmente iscritta, una consultazione successiva, effettuata il 25 giugno 2026, ha restituito uno stato diverso: «aggiornamento». Un’indicazione amministrativa che, da sola, non equivale a un’interdittiva antimafia né consente di concludere che vi siano irregolarità a carico dell’operatore economico. È però un elemento che ha spinto l’ente committente a chiedere un chiarimento ufficiale prima di definire le proprie valutazioni sulla capacità dell’impresa di contrarre con la pubblica amministrazione.
Parallelamente, attraverso la Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia, l’istituto aveva richiesto anche l’informazione antimafia. La pratica risultava ancora contrassegnata dallo stato «in istruttoria» al momento della comunicazione inviata alla Prefettura. Da qui la richiesta di conoscere l’effettiva situazione dell’aggiudicataria, alla luce della mancata conclusione del procedimento e dell’aggiornamento registrato nella White List.
La stazione appaltante ha quindi rimesso all’autorità prefettizia gli approfondimenti di competenza, in attesa degli elementi necessari per le conseguenti determinazioni amministrative. Il punto centrale, allo stato, resta l’esito degli accertamenti. Nessun automatismo consente di trasformare una pratica pendente in una contestazione, così come l’aggiornamento di un’iscrizione non costituisce, di per sé, prova di condotte illecite. Saranno le verifiche delle autorità competenti a stabilire se sussistano elementi ostativi oppure se la procedura possa proseguire senza impedimenti. Per un servizio delicato come la vigilanza armata all’interno di una struttura oncologica, la trasparenza dei controlli e la certezza del quadro amministrativo assumono un rilievo particolare. L’attenzione resta ora rivolta alla Prefettura di Bari, chiamata a completare l’istruttoria e a fornire le indicazioni richieste dall’istituto sanitario.
