Quattro giorni di confronti, approfondimenti, incontri organizzati dall’Università degli Studi di Bari, dal 21 al 24 settembre in Fiera del levante è la «Research Week UniBa 2026», prima edizione.
Rettore Bellotti come nasce questa iniziativa dedicata alla ricerca?
«Con l’inizio del mio mandato abbiamo cercato di rafforzare i rapporti tra il nostro mondo universitario della ricerca tra le istituzioni pubbliche e le istituzioni private, quindi le imprese. Perché abbiamo la sensazione che spesso non si conosca bene, soprattutto nel territorio, quanta ottima ricerca viene svolta nell’Università degli Studi di Bari. Quindi abbiamo costituito una consulta delle imprese e adesso abbiamo pensato a questa vetrina delle attività che facciamo, che sono, anche di profilo internazionale. Quindi un’idea molto semplice di provare a connettere il più possibile la nostra realtà con il territorio».
L’Università di Bari ha già molti rapporti con aziende locali e con altre istituzioni.
«Sicuramente. Diciamo che vogliamo rafforzare ulteriormente questo tipo di rapporto e dargli una forma più sistematica. Metterla a sistema, insomma. E avere anche un momento di confronto, di riflessione collettiva su su dove sta andando la ricerca della nostra università e dove sta andando il mondo della ricerca e dello sviluppo del territorio, della regione».
Programma ricchissimo, i temi spazieranno dallo stato di diritto, alla salute, lo spazio, il clima, l’intelligenza artificiale che non manca mai negli ultimi tempi, la medicina. Non sarebbe stato meglio puntare su alcuni temi specifici?
«Poteva essere una scelta quella di concentrarsi su argomenti più specifici, però, siamo un’università multispecialistica. Tranne Ingegneria e Architettura che sono le discipline sviluppate dal Politecnico di Bari, noi copriamo tutto e quindi siccome in ognuno di questi ambiti abbiamo delle eccellenze e delle cose importanti ci faceva piacere fare una carrellata. Quindi ci faceva piacere dare una rappresentazione olistica. E infine c’è anche un tema di sensibilità politica, nel senso che se facciamo una settimana della ricerca con alcune aree e non con altre, povero rettore».
Però c’è un problema che persiste e cioè che nonostante gli sforzi, sono ancora tanti i ragazzi che preferiscono andare fuori a studiare. Cosa si può fare?
«Queste giornate, anche se un po’ alla lontana, perché parliamo di ricerca e non di offerta didattica, hanno anche il senso di potenziare la nostra reputazione, no all’interno del territorio, perché poi siamo in una situazione abbastanza paradossale, nel senso che molte ragazze e ragazzi vanno a studiare fuori perché sono più vicini, dicono, al mercato del lavoro e poi ci sono le imprese del territorio che fanno fatica a trovare ragazze e ragazzi. Forse c’è anche un problema di comunicazione non corretta che noi facciamo nel passaggio tra le scuole superiori e l’università, quando i ragazzi devono scegliere. Quindi l’idea di avere una presenza forte in fiera, funge un po’ come attrattiva. Come dire alle famiglie: guardate ci siamo anche noi, prima di mandare i ragazzi fuori pensateci. Poi ci sono aspetti che sono legati agli alloggi e ai servizi, alle mense che non dipendono da noi. Quindi, quello che noi possiamo fare è, come dire, mostrare un po’ i gioielli di famiglia attraverso questa settimana. Anche le aziende potrebbero avviare dei percorsi con i nostri studenti anche prima della laurea. Stage in azienda, tesi svolte in collaborazione con le imprese. La ricerca è sempre appoggiata poi alle attività didattiche. I corsi di laurea sono un po’ il riflesso di quello che si si fa da noi anche a livello di ricerca».
Spesso abbiamo una ricerca finanziata dal privato e finalizzata, mentre quella dell’università dovrebbe essere autonoma scevra da vincoli. È ancora possibile?
«Dunque, noi abbiamo molti finanziamenti che derivano dalla Unione Europea e dal dal nostro Ministero, dal MUR, sono, diciamo, la maggior parte, possiamo dire il 90-95%. Poi abbiamo una ricerca finanziata con le imprese che però è una ricerca che viene sempre avviata a valle di molti passaggi autorizzativi dei nostri organi di governo da tutti i punti di vista. Abbiamo l’integrità e la libertà della ricerca».
Rettore, per quanto riguarda gli studenti e le strutture, che sono i punti critici ormai noti, non sarebbe opportuno spingere sulle istituzioni competenti per venire a capo di questi problemi?
«Abbiamo visto con grande piacere questo voucher della Regione Puglia per i trasporti e l’acquisto dei libri per le famiglie pugliesi, ci fa molto piacere perché ci sono tante famiglie a reddito basso. E noi stiamo facendo il possibile per offrire aule confortevoli per quello che riusciamo. L’edilizia pubblica, l’edilizia universitaria ha i suoi tempi, però per quello che riguarda le manutenzioni, la possibilità di avere servizi all’interno delle aule, stiamo facendo il possibile e quindi certamente questa è un’interlocuzione quella con la Regione che dobbiamo rafforzare».
