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Pesca in crisi, da Mola di Bari l’allarme del Vescovo: «A rischio il futuro delle marinerie»

Monsignor Satriano incontra i pescatori e chiede interventi. Caro gasolio, indennizzi in ritardo e burocrazia mettono in ginocchio il settore

Pesca in crisi, da Mola di Bari l’allarme del Vescovo: «A rischio il futuro delle marinerie»
Il vescovo di Bari-Bitonto, monsignor Satriano, con i pescatori di Mola

Il caro gasolio divora i guadagni, gli indennizzi arrivano in ritardo e per molte imprese uscire in mare rischia di non essere più conveniente. La crisi della pesca nel Basso Adriatico mette in difficoltà le marinerie e minaccia il futuro di un mestiere che ha segnato la storia delle comunità costiere. A raccogliere le preoccupazioni dei pescatori di Mola di Bari è stato ieri mattina l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, che ha incontrato gli operatori del settore insieme ai rappresentanti dell’associazione Stella Maris.

Il confronto ha descritto difficoltà che vanno oltre il prezzo del carburante. Sui bilanci delle imprese pesano l’aumento dei costi di gestione, i periodi di fermo pesca e i ritardi nell’erogazione dei relativi indennizzi. A complicare l’attività quotidiana ci sono anche gli adempimenti burocratici e un sistema di regole che, secondo gli operatori, non tiene sempre conto delle caratteristiche della pesca nel Mediterraneo e nel Basso Adriatico.

Problemi anche sul mercato. La vendita del pescato è difficile e la concorrenza internazionale preoccupa gli operatori. La redditività delle imprese si riduce e, insieme ai margini economici, si restringono le prospettive per le nuove generazioni.

«Ho voluto incontrare i pescatori per ascoltare direttamente le loro preoccupazioni, conoscere le difficoltà che stanno vivendo e manifestare la vicinanza della Chiesa a quanti, con sacrificio e dedizione, continuano a svolgere un lavoro fondamentale per il nostro territorio», ha spiegato Satriano. «Dietro ogni imbarcazione ci sono persone, famiglie, storie di lavoro e un patrimonio di competenze e tradizioni che rischia di andare perduto».

È proprio il rischio di perdere questo patrimonio a preoccupare l’arcivescovo. Attorno alle imbarcazioni ruotano famiglie e conoscenze tramandate nel tempo. Quando un’impresa chiude, non scompare soltanto una fonte di reddito: diventa più difficile garantire continuità a una professione che richiede esperienza e sacrifici.

«Non possiamo rassegnarci all’idea che un mestiere antico e prezioso come quello della pesca sia destinato a scomparire, né possiamo accettare che i giovani non vedano più in esso una possibilità di futuro», ha sottolineato l’arcivescovo. La questione riguarda anche il rapporto tra difesa del lavoro e protezione dell’ambiente. «La tutela del mare e delle sue risorse è una responsabilità irrinunciabile, ma deve procedere insieme alla tutela del lavoro e della dignità di chi vive del mare. Sostenibilità ambientale e sostenibilità economica non sono obiettivi contrapposti: devono camminare insieme».

Da Mola arriva così una richiesta di attenzione rivolta alle istituzioni, a tutti i livelli. Servono misure tempestive per sostenere le imprese, assicurare la regolarità degli indennizzi, alleggerire gli adempimenti e valorizzare il pescato locale. Ma occorrono anche politiche capaci di riconoscere le peculiarità delle marinerie mediterranee, senza lasciare inascoltate le difficoltà denunciate dagli operatori.

Mons. Satriano ha precisato che la Chiesa non intende sostituirsi alle istituzioni né alle parti sociali. Vuole però restare accanto a chi attraversa una fase difficile e contribuire a mantenere alta l’attenzione su un settore che rischia di perdere lavoratori e prospettive. L’incontro con i pescatori e Stella Maris, ha spiegato, è stato prima di tutto un momento di ascolto e condivisione.

«Il mare non è soltanto una risorsa economica: è parte della nostra identità e della nostra storia. Custodirlo significa anche custodire le persone che ogni giorno lo abitano con il proprio lavoro», ha concluso l’arcivescovo. R.Pro.