Una fumata grigia, ma tendente più al nero. Niente da fare per l’utilizzo dello stadio «San Nicola». È quanto partorito dalle interlocuzioni avvenute nelle giornate di giovedì e venerdì tra Palazzo di Città e i piani alti della Ssc Bari. Nessun incontro fisico tra il sindaco Vito Leccese e Luigi De Laurentiis.
Motivi di sicurezza e ordine pubblico, visto il clima teso in città, hanno suggerito all’amministratore unico del club di evitare una tappa nel capoluogo pugliese. Una precauzione piuttosto netta e legittima, che però pone degli interrogativi: davvero non era possibile organizzare un incontro pubblico nel quale fosse garantita la sicurezza di Luigi De Laurentiis, peraltro già da tempo sotto scorta? Quale che sia la risposta, la certezza è una sola: tutto ciò che sta accadendo negli ultimi giorni in città rischia di minare l’immagine di Bari nel mondo, quasi fosse diventata all’improvviso un territorio ostaggio dei cartelli di pericolosissimi narcotrafficanti.
La verità racconta invece di una tifoseria legittimamente delusa, mortificata (anche dal silenzio societario) e arrabbiata, che nonostante l’umiliazione subita il 22 maggio a Bolzano, al culmine di un triennio sportivo disastroso, ha sempre mantenuto una condotta matura e composta, mai fuori le righe. E guai a marchiare in negativo il popolo biancorosso per effetto di gesti isolati, che in alcun modo possono identificare la tifoseria di una grande piazza calda e passionale come Bari.
Muro contro muro
Due giorni di fitti colloqui non sono bastati per raggiungere un accordo tra le parti. Per una questione molto semplice ma al tempo stesso cruciale: sul tavolo di Vito Leccese non sono ancora arrivate le garanzie richieste dal sindaco di Bari a Luigi De Laurentiis in tema di vendita del club biancorosso entro due anni. Non un’opzione, né un capriccio del primo cittadino, bensì un obbligo dettato dalle norme federali che a partire dall’1 luglio 2028 sanciranno il divieto di multiproprietà nel calcio professionistico. Da quel che sembra, nel corso delle interlocuzioni De Laurentiis si sarebbe dunque limitato solo a delle promesse verbali, nulla di vincolante.
Sullo sfondo non è difficile immaginare i motivi di tale incertezza in tema di cessione del Bari. Da un lato appare evidente la difficoltà di trovare un acquirente serio e affidabile disposto a mettere sul piatto decine di milioni (35 sarebbe oggi la richiesta per avviare una trattativa), fattore che naturalmente sta scoraggiando potenziali investitori. Dall’altro spicca l’obiettivo mai nascosto da Aurelio De Laurentiis e illustrato «apertis verbis» dall’avvocato Mattia Grassani di recente a Bari, ossia ottenere dal futuro nuovo presidente della Federcalcio un accordo per prorogare l’entrata in vigore del divieto di multiproprietà e nel contempo eliminare i vicoli previsti dalle attuali norme in materia che impediscono a parenti e affini fino al quarto grado di gestire una seconda squadra di calcio.
L’allarme
A tre giorni dalla scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato la situazione si sta facendo piuttosto delicata. Al «no» ribadito dal sindaco Leccese si sono aggiunte le indisponibilità di altri stadi chiesti dalla Ssc Bari. Né Altamura, né Monopoli finora hanno l’ok. Il Comune murgiano in una nota ufficiale ha spiegato alla società che alla base del diniego vi sono ragioni di carattere strutturale dell’impianto e attinenti l’ordine pubblico. Peraltro negli ultimi giorni è spuntato anche uno striscione in cui i tifosi altamurani hanno manifestato il loro no secco ad Aurelio De Laurentiis.
