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Falda contaminata a Molfetta, al via gli interrogatori dei 72 indagati per disastro ambientale

Falda contaminata a Molfetta, al via gli interrogatori dei 72 indagati per disastro ambientale

Si annuncia una settimana decisiva per l’inchiesta «Ground Water», il procedimento coordinato dalla Procura di Trani che ipotizza il reato di disastro ambientale colposo legato all’inquinamento della falda nell’area industriale Asi di Molfetta.

Sono complessivamente 72 le persone e le società iscritte nel registro degli indagati, tra soggetti fisici e giuridici, chiamati ora a chiarire le rispettive posizioni. Nei prossimi giorni partiranno gli interrogatori di garanzia, un passaggio cruciale dell’indagine che mira a definire il quadro delle responsabilità e a ricostruire l’origine della contaminazione.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti tecnici, nel sottosuolo sarebbero state rilevate concentrazioni anomale di nichel e arsenico, elementi che avrebbero alterato la qualità delle acque di falda in un’area strategica per il tessuto produttivo locale.

L’inchiesta, ancora nella fase preliminare, ruota attorno a possibili condotte che avrebbero determinato o contribuito al fenomeno di inquinamento. Gli investigatori stanno ricostruendo la gestione delle attività industriali nel tempo, analizzando autorizzazioni, scarichi e possibili criticità nei sistemi di controllo ambientale. Il caso ha inevitabilmente acceso il dibattito nel mondo produttivo molfettese.

L’associazione Imprenditori Molfettesi ha chiesto chiarezza e tempi rapidi, sottolineando la necessità di distinguere tra eventuali responsabilità individuali e il lavoro delle imprese regolari che operano nell’area. «Siamo garantisti ma crediamo fermamente nella legalità come condizione essenziale per fare impresa», ha dichiarato la presidente Lucia Del Vescovo.

L’associazione ha espresso preoccupazione per le possibili ricadute reputazionali sull’intero comparto industriale, invitando a evitare generalizzazioni che possano colpire aziende estranee a qualsiasi contestazione. «Non si può fare di tutta l’erba un fascio – è il messaggio – la zona Asi è composta in larga parte da realtà produttive che investono, creano occupazione e rispettano le regole». Sul fronte giudiziario, l’attenzione resta concentrata sugli interrogatori di garanzia, che potrebbero fornire le prime risposte agli inquirenti e agli indagati. Solo dopo questo passaggio sarà possibile delineare con maggiore precisione l’impianto accusatorio e valutare eventuali misure successive.

Intanto, proseguono le attività tecniche e gli approfondimenti ambientali per definire l’estensione dell’eventuale contaminazione e le sue conseguenze nel tempo. L’obiettivo della Procura è ricostruire con esattezza l’evoluzione del fenomeno e individuare eventuali responsabilità nella gestione del territorio industriale.