Di Manuela Correra
Ritirare il disegno di legge delega sulla riforma del Servizio sanitario nazionale attualmente all’esame del Senato. E’ la richiesta che le Regioni fanno al Governo, invocando un «vero confronto all’insegna della collaborazione». Una bocciatura che arriva mentre i medici di medicina generale si preparano alla mobilitazione indetta per il 28 maggio per manifestare contro la bozza di provvedimento, al momento oggetto di confronto, con cui il ministro della Salute, Orazio Schillaci, mira a riformare il ruolo dei medici di famiglia prevedendo una loro piena integrazione nelle nuova Case di comunità.
Si tratta di due diversi provvedimenti: nel ddl delega si delinea la nuova architettura del Ssn con una riorganizzazione complessiva che passa anche dalla creazione di ospedali di eccellenza con vocazione nazionale e internazionale e la maggiore efficienza della rete territoriale, mentre nella bozza di decreto già illustrata dal ministro alle Conferenza Stato-Regioni, e oggetto di confronto con le parti sociali, si delinea la nuova figura del medico di famiglia, il suo ruolo nelle Case di comunità e si prevede anche la possibilità della dipendenza diretta dal Ssn. Un impianto, quello del ddl delega, contestato però nel metodo dalle Regioni: «Ci saremo aspettati un coinvolgimento differente e preventivo, non ex post, su un provvedimento che per i contenuti e i temi trattati non avrebbe meritato un percorso legislativo d’urgenza. Per questo, nella prossima riunione della Conferenza delle Regioni chiederemo al Governo il ritiro del ddl delega e l’apertura di un confronto nel segno della leale collaborazione», ha affermato Massimo Fabi, coordinatore Commissione Salute Conferenza delle Regioni, in audizione al Senato sul Ddl in questione. Fabi ha evidenziato tutte le criticità di un provvedimento che «mina le fondamenta dell’organicità del Ssn e lede la competenza legislativa concorrente delle Regioni in sanità».
«Produrremo un documento scritto con cui la Conferenza delle Regioni chiederà il ritiro del disegno di legge e chiarirà tutte le criticità di questa riforma», ha specificato Fabi concludendo che «da parte delle Regioni c’è la disponibilità a collaborare per l’innovazione del sistema di cura, purché si adotti un metodo di collaborazione». Una presa di posizione appoggiata anche dal Movimento 5 stelle. La Conferenza delle Regioni, rileva Orfeo Mazzella, vicepresidente M5s della X Commissione di Palazzo Madama, «ha sonoramente bocciato la legge delega del governo sulla riforma del Servizio sanitario nazionale e lo ha fatto attraverso affermazioni molto importanti: parlando di Regioni esautorate, accusando l’esecutivo di voler scardinare il Ssn e chiedendo risorse concrete per affrontare il tema delle riforme. In definitiva, chiedendo il ritiro della legge delega. Come M5S, siamo favorevoli al ritiro di questo provvedimento, che nel metodo viola i principi costituzionali e smonta la sanità pubblica e nega il diritto alla salute dei cittadini».
Intanto i sindacati dei medici di famiglia, che ieri hanno celebrato la «Giornata mondiale del medico di famiglia», si preparano alla mobilitazione indetta per il 28 maggio. La Federazione dei medici di medicina generale Fimmg ha, infatti, oggi rilanciato con forza il suo ‘no’ ad una riforma che «nel metodo e nel merito, appare inaccettabile. Una riforma che, invece di rafforzare la medicina di prossimità, rischia di indebolirne identità e rapporto fiduciario con i cittadini». Sulla stessa linea il Sindacato medici italiani (Smi): «Senza un cambio radicale di direzione politica e organizzativa la fuga dei medici di famiglia è destinata ad accelerare ulteriormente. Il decreto Schillaci rischia di rappresentare il colpo di grazia definitivo. Per questo, il 28 maggio prossimo, davanti al ministero della Salute, lo Smi e i medici che vorranno far sentire la propria voce scenderanno in piazza per difendere il futuro della medicina generale e della sanità territoriale italiana»
