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Briatore e il ritorno in Puglia con Crazy Pizza: «Provo a fare pace»

Briatore e il ritorno in Puglia con Crazy Pizza: «Provo a fare pace»

A pochi passi dal mare di Savelletri, dove venerdì inaugurerà il nuovo «Crazy Pizza» di Puglia, Flavio Briatore torna a investire nella regione dopo anni di polemiche, veleni e vecchi progetti saltati. Tra accuse alla burocrazia italiana, turismo d’élite e l’eterna discussione sui prezzi delle sue pizze, l’imprenditore resta fedele al suo stile: diretto, senza mezze misure.

Briatore, torna a investire in Puglia. Ha trovato una regione diversa rispetto al passato?

«Anni fa avevamo già un progetto in Salento (Twiga, ndr) con imprenditori pugliesi molto bravi, poi venne bloccato tutto. Succede spesso in Italia: partirono accuse, sigilli, denunce, si creò un grande caos. Alla fine, però, furono assolti tutti. Per gli imprenditori coinvolti fu un danno enorme: persero milioni di euro e decine di posti di lavoro».

Cosa l’ha spinta a riprovarci?

«Non ce l’ho certo con la Puglia. Negli ultimi anni ha fatto cose molto interessanti ed è diventata una destinazione importante. Crazy Pizza è un marchio che funziona nelle grandi location: Porto Cervo, Forte dei Marmi, Saint-Tropez, Milano, Torino, Roma, New York, gli Hamptons. Abbiamo 29 Crazy Pizza nel mondo e il concetto piace. Poi è arrivata la proposta di un imprenditore di Fasano. Anche in questo caso, però, prima di ottenere tutti i permessi sono passati due anni e mezzo».

Perché questi tempi?

«Sempre la burocrazia. In Italia sembra che sia più facile dire no che dire sì. Dire no non comporta responsabilità. È un Paese complicato per chi vuole investire».

All’estero si imbatte negli stessi problemi?

«No. All’estero le regole sono bianche o nere. Qui invece ci sono sfumature, interpretazioni, opinioni. Una cosa che dovrebbe aprire in sei mesi, richiede due anni e mezzo».

Perché proprio Savelletri?

«Perché ci sono imprenditori che conoscono il territorio e perché lì c’è Borgo Egnazia, uno dei resort più importanti d’Italia. Hanno fatto un lavoro eccezionale. Mi sembrava il posto giusto per piantare una bandiera in Puglia».

Qualche anno fa scoppiò una polemica dopo alcune sue dichiarazioni sul turismo pugliese. Disse che serviva un turismo più alto di gamma…

«Questo vale per tutta l’Italia. Se arriva un turismo che spende, lascia ricchezza sul territorio. Noi abbiamo bellezze straordinarie e dovremmo valorizzarle meglio. È una logica di mercato: se apri un ristorante preferisci il cliente che prende una grande bottiglia di vino rispetto a una da supermercato. Non è una questione di ricchi o poveri».

Ha trovato la Puglia cresciuta?

«Le dico la verità, da quella vicenda in Puglia non sono più tornato. Fu una polemica senza senso».


Ogni apertura di «Crazy Pizza» riaccende la polemica sui prezzi. Le dà fastidio?

«No. Anche perché Crazy Pizza non è una pizzeria, è un’esperienza. Uno può venire e mangiare insalate, pasta, altro ancora. Poi ci sono i DJ, lo spinning pizza, il servizio, gli arredamenti curati. In certe pizzerie mangi e vuoi scappare prima che arrivi il conto, da noi la gente viene per passare la serata. Se vuoi qualità, paghi affitti importanti e stipendi adeguati, da qualche parte i costi li devi sostenere».


Quante persone lavoreranno nella sede pugliese?

«A pieno regime arriveremo a circa 35 persone, tutte assunte dal territorio».

Se togliessimo il nome di Briatore dall’insegna e lasciassimo solo Crazy Pizza, funzionerebbe lo stesso?

«No, non credo (sorride, ndr)».

Anche lei fa parte del prodotto?

«Sì. All’inizio fu difficile. Io volevo creare una pizza diversa, senza lievito, perché molti problemi arrivano dalla lievitazione. Poi abbiamo lavorato sulle materie prime: pomodori top, prosciutto San Daniele, Pata Negra, tutto il meglio possibile. Chi viene da noi non contesta i prezzi. Le critiche arrivano soprattutto da chi non ci è mai stato».

Verrà a Savelletri per l’inaugurazione di venerdì?

«Farò un salto a giugno. Sono Gran Premio dipendente, oggi parto per il Canada, poi c’è Monaco».

Continuerà ad investire in Puglia?

«Vediamo come va questa esperienza. Nella vita non si sa mai, uno si può anche ravvedere».