Il turismo continua a correre, ma la Regione Puglia prova a mettere un freno agli effetti collaterali della crescita senza regole. Case svuotate dai residenti per diventare mini hotel, centri storici trasformati in dormitori per turisti, affitti alle stelle e interi quartieri sempre più difficili da abitare. Il cuore del disegno di legge approvato dalla giunta regionale guidata da Antonio Decaro, ieri, disciplina il boom delle locazioni turistiche brevi e contrasta il fenomeno dell’overtourism. La proposta arriva dopo mesi di confronto con sindacati, operatori del settore e amministrazioni locali e punta a consegnare ai Comuni uno strumento concreto.
Numeri alla mano, in Puglia risultano registrati 44.883 immobili destinati a locazioni turistiche. Nel solo 2025 hanno rappresentato il 18,7% degli arrivi e il 17,1% delle presenze complessive, con un balzo rispettivamente del 27,7% e del 24,8% rispetto all’anno precedente. Un’espansione che ha sostenuto l’economia del turismo, generato reddito e contribuito alla rigenerazione di molte località, ma che secondo la Regione rischia ora di alterare gli equilibri dei territori più attrattivi. In molte città e borghi costieri trovare una casa in affitto sta diventando sempre più difficile, mentre i centri storici rischiano di perdere identità e popolazione stabile. La filosofia del provvedimento è chiara: governare la crescita prima che diventi incontrollabile.
La novità più rilevante è contenuta nell’articolo 2. I Comuni potranno individuare zone specifiche del territorio e fissare limiti alle nuove aperture di locazioni turistiche, compresi eventuali tetti numerici massimi. Una sorta di «cabina di regia locale» per calibrare il rapporto tra residenti e strutture ricettive nelle aree più congestionate. Previsto anche un regime transitorio per tutelare le attività già operative. La legge distingue inoltre tra attività imprenditoriali e non imprenditoriali. Scatterà infatti la presunzione di imprenditorialità per chi destina più di due appartamenti alla locazione turistica, con obblighi più stringenti verso il SUAP e maggiori adempimenti amministrativi. Previsti anche obblighi di comunicazione per chi opera in forma non imprenditoriale.
Dietro il provvedimento c’è anche una precisa strategia economica e territoriale. La Regione punta infatti a redistribuire i flussi turistici favorendo nuove aperture nei Comuni dell’entroterra e nelle aree interne ancora escluse dai grandi circuiti turistici. «Non c’è alcuna logica punitiva – ha spiegato Decaro – ma la necessità di salvaguardare la dimensione esperienziale dei territori, che vive grazie ai residenti e alle comunità locali». Tradotto: senza cittadini, botteghe, famiglie e vita quotidiana, anche il turismo rischia di perdere autenticità e quindi valore economico. Ora la partita passa al Consiglio regionale. E si preannuncia delicata. La sfida sarà trovare un equilibrio tra diritto alla casa, sviluppo turistico e sostenibilità urbana. Una partita che riguarda ormai tutte le grandi destinazioni turistiche italiane.
