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Modugno, un altro inceneritore nella zona industriale. Il sindaco: «Decida la Regione»

Il primo cittadino denuncia le criticità di un territorio già sottoposto a una forte pressione ambientale e chiede verifiche scientifiche sull’impatto

Modugno, un altro inceneritore nella zona industriale. Il sindaco: «Decida la Regione»
Le canne fumarie di un inceneritore

C’è un limite alla quantità di impianti potenzialmente inquinanti che un territorio può sopportare? A Modugno, dove la concentrazione di insediamenti industriali rappresenta da tempo una questione ambientale irrisolta, si progetta un altro inceneritore. Il terzo nel giro di pochi chilometri. Un ulteriore carico ambientale che solleva interrogativi sulla salute dei cittadini. La politica è chiamata a rispondere. Il sindaco Beppe Montebruno esprime forti perplessità, ma non pronuncia un no definitivo: «Non faccio l’ambientalista a prescindere». E chiama in causa Regione Puglia e Città metropolitana.

Il progetto della società Adelfia Uno riguarda un impianto di coincenerimento di combustibile solido secondario e altri rifiuti non pericolosi nell’area dell’ex Olearia Pugliese, lungo la statale 96. Secondo Montebruno, il carico previsto sarebbe di circa 250mila tonnellate all’anno. «Il traffico di mezzi costituirebbe già di per sé un impatto ambientale non indifferente», osserva.

Ma la preoccupazione principale riguarda l’aria che respirano i cittadini. «Arpa ha inviato a Modugno e ai Comuni confinanti un’allerta sull’andamento di PM10 e biossido di azoto. Non è un superamento delle soglie consentite dalla legge, ma un segnale di attenzione. Dobbiamo chiederci se questo insediamento possa aggravare una situazione già critica».

Il Comune, dunque, è contrario all’impianto? Alla domanda diretta il sindaco non risponde con un no: «Esprimiamo tutte le perplessità del caso». Attende osservazioni e contributi scientifici.

Intanto rivendica un primo risultato sull’iter autorizzativo. «Circa un anno fa abbiamo sollevato dubbi sulla procedura semplificata in Zes scelta inizialmente dalla società. Ritenevamo necessario il percorso ordinario, con il Paur regionale. Sia la Zes sia la Regione hanno condiviso la nostra interpretazione».

Ma quali strumenti ha un sindaco per opporsi? «Le nostre competenze riguardano gli aspetti urbanistici e viabilistici. Possiamo presentare osservazioni, ma l’autorizzazione spetta alla Regione».
Montebruno annuncia che nei prossimi giorni consulterà il presidente della Regione e quello della Città metropolitana. Informa anche i sindaci confinanti.

Con Bari, sul progetto Adelfia Uno, non c’è ancora un fronte comune. «Sulla comunicazione dell’Arpa abbiamo già avuto un tavolo tecnico interistituzionale. Ora sarà il caso di convocarlo nuovamente, allargando il confronto al nuovo insediamento».

E se la Regione autorizzasse l’impianto? Il Comune ricorrerebbe al Tar? Montebruno non si sbilancia: «Dobbiamo attendere gli esiti delle verifiche, anche scientifiche, e percorrere tutto l’iter previsto dalla legge. Non mi piace dire che scenderemo in piazza a prescindere».

Resta una domanda: quante altre attività potenzialmente impattanti può accogliere un territorio prima che la tutela della salute diventi il criterio decisivo delle scelte pubbliche?