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Ex Ilva, verso l’ultima udienza: la Corte di Cassazione decide sul futuro del siderurgico

Gli ermellini sono chiamati a pronunciarsi sullo stop dell’area a caldo. I ricorrenti chiedono la tutela della salute, l’azienda quella degli impianti

Ex Ilva, verso l’ultima udienza: la Corte di Cassazione decide sul futuro del siderurgico
Lo stabilimento ex Ilva di Taranto

Inizia oggi la settimana decisiva per lo stabilimento siderurgico ex Ilva. Mancano ormai poche ore all’udienza pubblica davanti alle sezioni unite di cassazione per il ricorso straordinario presentato dai legali del siderurgico (sia di Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, sia di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, gestore degli impianti) contro il decreto emesso a luglio dalla Corte d’appello di Milano, che ha ordinato lo spegnimento dell’area a caldo (altoforni, agglomerato e cokerie) dello stabilimento di Taranto almeno finché non saranno fermate le emissioni di sostanze pericolose nell’aria e rimosse le circa duemila tonnellate di amianto ancora presente in fabbrica.

Con un articolato atto di circa 82 pagine e 14 motivi di doglianza, i legali dell’Ilva tentano di bloccare lo stop degli impianti, attualmente in preriscaldo, cioè accesi ma non produttivi per evitare danni strutturali irreversibili. Dall’altra parte ci sono 11 tarantini che hanno chiesto l’inibizione della fabbrica e hanno finora avuto ragione da tribunale, Corte d’appello e dalla Corte di Giustizia europea.

Gli scenari

Il Consiglio dei ministri ha approvato l’ennesimo decreto-legge d’urgenza per stanziare 40,5 milioni di euro per mantenere la funzionalità degli impianti in sicurezza fino al 15 dicembre. Il nuovo faccia a faccia tra governo e sindacati è previsto per il 27 ottobre. E proprio l’esito del giudizio in cassazione, darà un valore diverso all’incontro.

Se la cassazione dovesse accogliere il e annullare la decisione della Corte d’appello, cadrebbe l’obbligo di fermata dell’area a caldo. Palazzo Chigi potrebbe quindi valutare con i commissari del siderurgico il rilancio in ottica di cessione degli impianti e transizione verso forni elettrici e decarbonizzazione. Se gli ermellini invece dovessero respingere il ricorso, il vertice del 27 diventerebbe un’unità di crisi sullo spegnimento definitivo, se non altro degli impianti di produzione di acciaio, con inevitabili ripercussioni anche sugli impianti di laminazione e lavorazione a freddo del Nord (Genova, Novi Ligure, Cornigliano), che ora tentano in ogni modo di separare il loro destino da Taranto.

Non è del tutto da escludere una terza ipotesi: cioé quella di un annullamento parziale (con rinvio ad altra sezione di Corte d’appello) per rimodulare tempi di fermata e prescrizioni ambientali sulla base del tentativo di bilanciamento tra diritto alla salute e diritto d’impresa.