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Appalti Asl Bari, lavori finiti sulla carta ma cantiere ancora aperto: così si evitavano penali

A Triggiano la conclusione delle opere certificata nel dicembre 2023, ma le intercettazioni documenterebbero lavorazioni in corso sei mesi dopo

Appalti Asl Bari, lavori finiti sulla carta ma cantiere ancora aperto: così si evitavano penali
L’ospedale “Fallacara” di Triggiano

«Io voglio la verità. Triggiano, a che punto siamo? Quando finiamo?». È l’11 giugno 2024 e il responsabile del procedimento per i lavori al presidio ospedaliero di Triggiano chiede spiegazioni sui ritardi del cantiere. Una domanda che, riletta alla luce dell’inchiesta della Procura di Bari, assume un significato particolare: per la documentazione ufficiale dell’azienda sanitaria, quei lavori erano terminati più di sei mesi prima, il 5 dicembre 2023. Non soltanto. La conclusione dell’intervento era stata formalmente attestata e gli atti finali approvati. Eppure, secondo gli investigatori, gli operai erano ancora al lavoro.

È uno dei capitoli più significativi dell’inchiesta sugli appalti della sanità barese, che tra una settimana arriverà a un passaggio decisivo. Il 26 e 27 ottobre, infatti, si svolgeranno gli interrogatori preventivi dei tredici indagati per i quali la Procura ha chiesto sette arresti domiciliari e sei misure interdittive. Soltanto dopo aver ascoltato le difese il gip deciderà se accogliere le richieste.

Nel frattempo, dalle 133 pagine della richiesta cautelare emerge un aspetto che va oltre le presunte tangenti: la gestione amministrativa delle opere pubbliche e la distanza che, secondo l’accusa, in alcuni casi separava quanto certificato negli uffici da ciò che accadeva realmente nei cantieri.

Al centro di questo filone c’è l’appalto per la rifunzionalizzazione del presidio ospedaliero di Triggiano, con l’ampliamento e la realizzazione dell’officina dei servizi trasfusionali e degli uffici di viale Aldo Moro. Un intervento aggiudicato nel 2022 per oltre 1,3 milioni di euro, Iva esclusa.

La documentazione acquisita dagli investigatori indica nel 5 dicembre 2023 la data ufficiale di ultimazione. Il 13 dicembre, attraverso due determinazioni, venivano approvati gli atti finali e disposte le liquidazioni dei saldi. Una precedente variante aveva peraltro prorogato il termine contrattuale al 18 dicembre. Sulla carta, dunque, la scadenza era stata rispettata.

Le intercettazioni raccontano però una storia diversa. Il 6 marzo 2024, tre mesi dopo la presunta conclusione, due interlocutori discutono dell’avvio di ulteriori interventi sull’impianto elettrico. Si parla di squadre da mandare sul posto, cassette e corrugati ancora da installare. Non sembrano semplici verifiche successive alla consegna, ma lavorazioni ancora da eseguire.

La situazione appare ancora più evidente nelle conversazioni di giugno. È lo stesso responsabile del procedimento, secondo gli atti, a lamentare i ritardi: «La consegna era fine maggio, poi è stata trasferita al 15 giugno, e neanche il 15 giugno l’avremo!». In un altro colloquio chiede al direttore dei lavori quando finiranno «questi maledetti lavori», definendo la situazione del cantiere «un disastro».

Per gli inquirenti, queste conversazioni rappresentano riscontri all’ipotesi che il verbale di ultimazione fosse falso. L’accusa sostiene che le opere siano proseguite fino al luglio 2024, nonostante la chiusura formalizzata nel dicembre precedente. Una differenza che non sarebbe soltanto burocratica. Attestare una conclusione anticipata avrebbe infatti consentito, secondo la Procura, di evitare l’applicazione delle penali contrattuali per un ritardo superiore a sei mesi.

Nello stesso filone compare anche la contestazione di subappalto illecito. Una parte delle lavorazioni sarebbe stata affidata a un’altra impresa senza la preventiva autorizzazione dell’azienda sanitaria. Gli investigatori collegano queste presunte irregolarità alle utilità che alcuni imprenditori avrebbero garantito ai funzionari pubblici, tra denaro e lavori eseguiti in immobili privati.

Il caso di Triggiano diventa così emblematico di un’inchiesta che non riguarda soltanto chi avrebbe pagato e chi avrebbe incassato, ma anche i controlli sull’esecuzione delle opere finanziate con denaro pubblico. La Procura ipotizza che documenti e certificazioni siano stati utilizzati per rappresentare una realtà diversa da quella effettiva.