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“L’economia facile”, Carlo Cottarelli parte dalle domande che raccontano gli italiani

A Rutigliano l’economista con il nuovo lavoro nato da otto anni di incontri pubblici. Le risposte per smontare luoghi comuni su tasse e inflazione

“L’economia facile”, Carlo Cottarelli parte dalle domande che raccontano gli italiani

Carlo Cottarelli porta oggi a Rutigliano un libro che comincia dalle domande prima ancora che dalle risposte. Alle 20.30, in piazza Colamussi, nel borgo antico, l’economista presenterà “L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo” (Solferino), per il quinto appuntamento della settima edizione del festival «Un borgo di libri e canzoni», diretto da Giambattista Creatore della Libreria Barcadoro.

A dialogare con lui sarà l’antropologo e funzionario pubblico Antonio Lombardo, dopo l’introduzione del giornalista Gianni Capotorto. Ma proprio le domande raccolte da Cottarelli nel volume dicono forse più di quanto lasci intendere il titolo: perché se l’inflazione scende i prezzi restano alti? Perché i salari italiani crescono così poco? Dove finiscono le tasse? Perché non basta tagliare gli sprechi o vendere il patrimonio pubblico per ridurre il debito?

Domande e contraddizioni

Sono 67 interrogativi distribuiti in dieci capitoli e nati, spiega Cottarelli, dagli incontri avuti in otto anni di divulgazione economica in giro per l’Italia. Messi uno accanto all’altro finiscono per comporre involontariamente un piccolo autoritratto economico del Paese: ciò che gli italiani temono, quello che non capiscono e soprattutto ciò che vorrebbero ottenere. Pagare meno tasse ma avere più servizi, andare prima in pensione senza compromettere i conti, aumentare i salari mentre la produttività ristagna, ridurre il debito senza rinunciare alla spesa.
Cottarelli prende sul serio queste apparenti contraddizioni.

Il suo metodo consiste quasi sempre nel cercare la variabile dimenticata. Se il petrolio scende del 10 per cento, perché la benzina non fa altrettanto? Perché il greggio rappresenta soltanto una parte del prezzo alla pompa. Se aumentano gli occupati, perché il Pil cresce poco? Perché conta anche quanto si produce per ogni ora lavorata. Se mandiamo prima in pensione gli anziani, perché non dovrebbero entrare automaticamente i giovani? Perché i posti di lavoro non sono sedie in numero fisso attorno a un tavolo.

Niente è gratis

È qui che L’economia facile rivela la propria idea più interessante. Non promette un’economia facile: prova a spiegarla facilmente senza eliminare ciò che la rende complessa. Le soluzioni intuitive funzionano spesso soltanto fino a quando non si osserva ciò che accade dopo. Tassare una banca non significa necessariamente che il costo resterà sulla banca; stampare più moneta non crea automaticamente più ricchezza; ridurre l’orario di lavoro mantenendo invariati salari e produzione comporta comunque un costo; un rendimento finanziario più alto porta con sé un rischio maggiore.

Lo stesso vale per lo Stato. Nel capitolo sulla spesa pubblica Cottarelli riduce idealmente il bilancio a cento euro e mostra che quasi metà finisce in pensioni e altre prestazioni sociali, mentre sanità, istruzione, interessi sul debito e trasferimenti assorbono gran parte del resto. Il bersaglio è così uno dei miti più persistenti: l’idea che esista una massa sterminata di sprechi eliminabile senza che nessuno perda qualcosa. Oltre una certa soglia, tagliare la spesa significa scegliere chi riceverà meno.

Il debito segue la stessa logica. Il suo problema non è soltanto morale, né Cottarelli lo demonizza. Un Paese troppo indebitato paga interessi maggiori, resta più esposto alle crisi e soprattutto perde libertà quando arriva una vera emergenza. Anche l’idea rassicurante secondo cui basterebbe crescere nasconde una condizione: se il Pil aumenta ma lo Stato spende immediatamente tutte le maggiori entrate, il rapporto con il debito scende molto meno.

Numeri e percezioni

Alcune delle pagine migliori sono quelle in cui l’economista distingue grandezze che nel discorso pubblico vengono continuamente confuse. Inflazione bassa non significa prezzi bassi: significa che i prezzi hanno smesso di crescere rapidamente. Salari italiani fra i più bassi d’Europa non è la stessa cosa di salari cresciuti meno degli altri. Spread basso non vuol dire economia brillante: indica soprattutto una minore percezione del rischio che lo Stato non ripaghi i propri debiti.

Cottarelli non nasconde, però, il proprio punto di vista. È contrario alla tassazione ordinaria degli extraprofitti, scettico sulla patrimoniale annuale, severissimo sul Superbonus, prudente sulle criptovalute e convinto che la stagnazione italiana nasca soprattutto da pochi investimenti, bassa produttività, tasse elevate, burocrazia, lentezza della giustizia, costo dell’energia e scarsità di lavoratori. Quando passa dai meccanismi alle politiche, quindi, L’economia facile non offre risposte neutrali, ma quelle di un economista di cultura liberale, attento ai vincoli di bilancio, agli incentivi, alla produttività e agli effetti che ogni scelta produce oltre il beneficio immediato.