Clima teso e contestazioni questa mattina a Bari in occasione della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Gli attivisti del collettivo studentesco Cambiare Rotta hanno fatto sentire la propria voce al Teatro Petruzzelli criticando duramente la narrazione trionfalistica delle autorità accademiche e regionali, accusate di descrivere un ateneo orientato all’eccellenza e all’innovazione slegato dalle difficoltà materiali quotidiane della comunità studentesca.
I temi della protesta
Sotto la lente d’ingrandimento dei manifestanti sono finite anzitutto le recenti scelte amministrative sull’accesso ai corsi di laurea: dall’innalzamento della contribuzione per le fasce Isee superiori a 50mila euro all’introduzione del voto di maturità come parametro selettivo per l’ammissione a percorsi quali Scienze della Comunicazione e Chimica, giudicato «un criterio meritocratico ed escludente». Contestati inoltre i problemi infrastrutturali cronici, come aule sovraffollate, sedi fatiscenti e gli accordi di cooperazione nella ricerca tra ateneo, aziende private e comparto bellico.
Il fronte più caldo riguarda tuttavia la gestione del diritto allo studio e il contenzioso aperto con la Regione Puglia e l’Adisu. Gli studenti hanno contestato apertamente i dati presentati nelle scorse settimane dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, circa l’incremento di 66 milioni di euro destinati a borse di studio, ampliamento degli studentati e mense. Secondo Cambiare Rotta, la realtà racconterebbe invece una paralisi: centinaia di idonei restano senza alloggio a causa di scorrimenti lenti che rischiano di protrarsi fino a novembre, mentre pesano il carovita sul trasporto pubblico e l’incertezza sulla tempistica di erogazione degli assegni. Inoltre, denunciano i manifestanti, in recenti confronti tecnici gli uffici regionali avrebbero ammesso l’impossibilità di garantire la copertura integrale del 100% delle borse per il prossimo anno per insufficienza di capitoli dedicati.
I cori e le rimostranze hanno preso di mira direttamente il rettore Roberto Bellotti e il governatore Decaro: «Si barricano nei teatri davanti a platee istituzionali chiuse agli studenti per raccontare successi di facciata», affermano i referenti del collettivo. Una crisi che, secondo l’analisi della sigla studentesca, affonda le proprie radici nelle scelte macroeconomiche del governo centrale: «Mentre si aumentano le tasse universitarie e si tagliano le risorse per il welfare studentesco, si destinano quote crescenti del Pil alla spesa militare e alla Difesa in ottemperanza ai parametri Nato. Gli studenti non sono disposti a pagare il conto della guerra: porteremo l’opposizione dagli atenei alle piazze per difendere il diritto allo studio pubblico e accessibile».
