L’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari apre l’anno accademico 2026-2027 registrando 2.665 studentesse e studenti in più rispetto allo scorso anno e annunciando la copertura del 100% delle borse di studio a tutti gli aventi diritto.
Un risultato rilevante che fa da cornice alla rimodulazione della tassazione a favore dei ceti meno abbienti e alla revisione del regolamento sulla carriera alias, interventi presentati durante la cerimonia d’inaugurazione alla quale hanno presenziato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e il sindaco di Bari Vito Leccese.
Nel suo discorso, il rettore Roberto Bellotti ha rivolto gli auguri ai nuovi iscritti per «questo passaggio importante, certamente accademico ma, per molti aspetti, anche esistenziale», evidenziando tuttavia come l’istruzione universitaria resti «un miraggio per troppe famiglie italiane».
Per contrastare gli ostacoli legati ai costi, l’ateneo ha incrementato le tasse «di circa 500 euro l’anno per le famiglie con un Isee di 100mila euro, vincolando l’extragettito ai servizi per la comunità studentesca. La progressività della tassazione, soprattutto in un territorio fragile, è una misura di civiltà».
Bellotti ha inoltre richiamato l’attenzione sulle sfide digitali: «Come università pubblica dobbiamo difendere un principio semplice: il valore prodotto dalla conoscenza non può concentrarsi interamente nelle mani di pochi soggetti».
Sul piano del sostegno economico, Decaro ha rimarcato l’impegno istituzionale: «Non possiamo parlare di talento se non siamo capaci di dare a tutti la possibilità di coltivarlo in Puglia, nessuno deve essere costretto a rinunciare all’Università per ragioni economiche».
Il governatore ha poi lanciato un appello ai territori: «Dobbiamo lavorare perché i nostri territori diventino sempre più ad uso di studenti con servizi, trasporti, abitazioni accessibili. La vera sfida non è trattenere le persone, ma creare luoghi nei quali le persone scelgono di restare, di tornare, di venire».
Infine, Leccese ha posto l’accento sull’emergenza abitativa: «Vogliamo una città universitaria vera, capace di accogliere e non di respingere, laddove accogliere vuol dire anche battersi affinché il diritto allo studio non venga strangolato da un mercato immobiliare aggressivo».
Leccese ha inoltre espresso il proprio apprezzamento per la riforma della carriera alias, apprezzandone l’eliminazione delle certificazioni medico-psicologiche: «Anche questa è una porta che si apre, forse meno visibile di quelle in piazza Cesare Battisti, ma non meno decisiva».
