Questa sera, alle 19, negli spazi all’aperto di Villa La Rocca, sede dell’Accademia Pugliese delle Scienze, il Collegium Musicum propone il concerto Meridiano: viaggio musicale tra popoli e fiabe sonore, con protagonista il fisarmonicista e compositore Gian Vito Tannoia. Al centro della serata anche la prima esecuzione di Laudes, nuova composizione commissionata dal Collegium Musicum e dedicata al pensiero meridiano di Franco Cassano. Un lavoro che intreccia fisarmonica, voce recitante, live electronics e percussioni, ispirandosi ai temi del sociologo barese e ai testi del Cantico delle Creature di San Francesco.
Il concerto ha nel titolo l’aggettivo «Meridiano». Che cosa rappresenta per lei questo concetto e quale legame Lei ha avuto con il pensiero di Franco Cassano?
«Il riferimento è esplicito al pensiero meridiano di Franco Cassano. Negli anni Ottanta, quando frequentavo l’Università di Bari, ebbi occasione di ascoltare più volte le sue lezioni di sociologia, quando ancora non aveva pubblicato quel libro che poi lo rese molto noto. Rileggendo oggi quelle pagine mi hanno colpito alcune parole chiave. Una di queste è il concetto di confine, non come linea che separa ma come luogo d’incontro tra culture diverse. È un’idea che ho cercato di tradurre musicalmente, perché credo che proprio l’incontro tra linguaggi differenti sia una strada necessaria anche per la musica contemporanea».
Come ha trasformato questi concetti sociologici in elementi concreti della composizione «Laudes»?
«Uno degli aspetti più evidenti è stato, per esempio, l’utilizzo di un maqam, una scala della tradizione orientale, in particolare turca. Mi interessava evocare musicalmente quell’idea di dialogo tra culture che Cassano considera fondamentale. Anche la figura di San Francesco, presente attraverso i testi recitati del Cantico delle Creature, si collega a questo tema: fu un uomo capace di attraversare confini, di incontrare popoli diversi e persino il sultano d’Egitto. In questo senso la composizione cerca di tenere insieme memoria, apertura e futuro, proprio come suggerisce il pensiero meridiano».
Può anticiparci, di questa prima assoluta di stasera, quali altri elementi tecnici ha utilizzato nel brano?
«Mi sono ispirato a Olivier Messiaen, che utilizzava il canto degli uccelli come simbolo della gioia. Ho scelto il falco grillaio perché è un uccello profondamente legato al nostro Meridione e alla Puglia. Ho ascoltato il suo canto, l’ho registrato e poi ho cercato di riprodurlo con la fisarmonica. In Laudes questo elemento assume un significato preciso: accompagna i momenti in cui San Francesco vive la gioia, sia nella sofferenza sia nella prospettiva della vita eterna. È un modo per collegare il territorio, la natura e una dimensione spirituale della musica.»
Cassano contrapponeva la lentezza alla frenesia della modernità. La musica può ancora insegnarci questa capacità di ascolto?
«Credo di sì, oggi forse più che mai. Viviamo in un’epoca segnata dall’accelerazione e dall’intelligenza artificiale, che considero una risorsa importante. Però più aumentano la velocità e la perfezione tecnica, più sentiamo il bisogno di qualcosa che abbia un’anima. L’arte e la bellezza continueranno ad avere questo compito. Pensiamo a un oggetto artigianale: magari non è perfetto, ma ci parla e ci emoziona più di un prodotto seriale. Lo stesso accade nella musica. L’essere umano non cerca soltanto la perfezione, cerca il dialogo, la relazione e l’esperienza autentica. Sono valori che Cassano aveva intuito con grande lucidità e che oggi appaiono ancora più attuali».
