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I baresi si dicono “europeisti” ma sperano nel rafforzamento dell’Ue

Una richiesta che non nasce da un sentimento di piena fiducia nell’organismo sovranazionale, ma dalla consapevolezza

I baresi si dicono “europeisti” ma sperano nel rafforzamento dell’Ue
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha in collegamento con il Consiglio Ue esteri il 23 febbraio 2026

In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni geopolitiche e pressioni economiche, il sentimento prevalente tra gli italiani è quello di una sicurezza sempre più fragile e incerta. La nuova ricerca «Instabilità globale. Europa sotto esame», realizzata da Changes Unipol in collaborazione con Ipsos, evidenzia come il 65% dei baresi auspichi un rafforzamento del ruolo dell’Unione Europea, con maggiori poteri decisionali in ambiti strategici come economia, difesa e politica estera. Una richiesta che non nasce da un sentimento di piena fiducia nell’organismo sovranazionale, ma dalla consapevolezza che, in un contesto globale sempre più complesso, nessun Paese può affrontare da solo le sfide in atto. Un 34% vorrebbe, infatti, una maggiore integrazione tra i Paesi europei, al contrario il 21% preferirebbe riportare maggiore controllo a livello nazionale.


Nell’attuale contesto internazionale, per il 39% dei baresi l’appartenenza all’UE aumenta la vulnerabilità del Paese mentre solo il 21% considera invece l’Europa una fonte di sicurezza. Il divario è particolarmente evidente su tre dimensioni chiave. La percezione di vulnerabilità cresce in modo significativo rispetto al peso e all’influenza dell’Italia sulla scena internazionale, indicata come fattore di sicurezza dal 21% dei baresi a fronte di un 43% che la considera invece una criticità. Una dinamica analoga emerge sul piano della stabilità economica, dove il 19% riconosce un ruolo protettivo all’Unione Europea, mentre il 37% ne evidenzia i limiti. Infine, il 43% degli italiani evidenzia vulnerabilità rispetto agli approvvigionamenti di energia, gas e materie prime rispetto a un 17% che rimarca l’appartenenza all’UE come fattore di sicurezza.

Questa percezione non si traduce però in un rifiuto del progetto europeo, quanto piuttosto in una richiesta di evoluzione in un’Europa meno esposta e più autonoma, meno dipendente e più capace di agire. Non a caso, la priorità indicata trasversalmente a tutte le età con maggiore chiarezza dal 39% dei baresi riguarda il rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Unione, in particolare su energia, materie prime e farmaci. Nelle aree metropolitane, il 26% segnala anche la necessità di rafforzare la competitività economica europea rispetto a Stati Uniti e Cina.

A orientare la percezione di vulnerabilità sono soprattutto le preoccupazioni economiche: il caro vita emerge come il principale fattore di inquietudine, indicato dal 62% degli italiani. Emerge, al quarto posto, il timore legato alle limitazioni della libertà di viaggiare e spostarsi, che riguarda il 31% dei baresi e si distribuisce in modo piuttosto uniforme tra le diverse generazioni Dall’indagine emerge poi che il 42% non si sente al sicuro in Italia e il 46% in Europa, un dato che segna una distanza crescente rispetto a un passato recente percepito come più stabile. L’insicurezza si amplifica ulteriormente quando lo sguardo si sposta oltre i confini europei: il 73% dei baresi afferma di non sentirsi sicuro nei Paesi extraeuropei.

In un contesto in cui i riferimenti globali appaiono più incerti, la fiducia tende a concentrarsi su ciò che è percepito come vicino e concreto. Il 64% dei baresi indica nella Protezione civile e nelle Forze dell’ordine i principali punti di riferimento in situazioni di crisi, a conferma del valore attribuito a presidi operativi e tangibili.
Accanto a questa dimensione di prossimità, si affianca una fiducia selettiva verso gli attori istituzionali sovranazionali. Il 50% dei baresi dichiara che si affiderebbe alla Nato, mentre circa 4 baresi su 10 ripongono fiducia nello Stato italiano, nell’Unione Europea e nelle autorità locali. Un equilibrio che riflette la ricerca di protezione su più livelli, ma senza un punto di riferimento univoco.