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Botta e risposta tra De Laurentiis e Leccese: «Il Bari non è un asset. È la nostra città»

La retrocessione sul campo in Serie C ha innescato un durissimo scontro istituzionale a colpi di lettere ufficiali tra il presidente del club, Luigi De Laurentiis, e il sindaco della città, Vito Leccese

Botta e risposta tra De Laurentiis e Leccese: «Il Bari non è un asset. È la nostra città»

È rottura totale tra il Comune di Bari e la proprietà della SSC Bari guidata dalla famiglia De Laurentiis. La retrocessione sul campo in Serie C ha innescato un durissimo scontro istituzionale a colpi di lettere ufficiali tra il presidente del club, Luigi De Laurentiis, e il sindaco della città, Vito Leccese. Un botta e risposta dai toni tesi che mette a nudo una frattura insanabile tra la piazza e la presidenza.

Il presidente Luigi De Laurentiis ha risposto al sindaco difendendo con forza la gestione economico-finanziaria degli ultimi otto anni. Pur comprendendo la delusione della piazza, il patron ha invitato a scindere il verdetto sportivo dalla solidità della società, definita «ordinata, trasparente e priva di debiti» a fronte di un investimento di decine di milioni di euro per coprire le perdite.

De Laurentiis ha rivendicato gli investimenti milionari per la manutenzione del San Nicola e ha definito “inusuale” la pressione del Comune sul progetto sportivo o l’invito formale a vendere il club. Infine, ha chiesto con urgenza il rilascio della lettera di disponibilità dello stadio entro il 29 maggio, avvertendo che un rifiuto comporterebbe l’esclusione dal campionato e la perdita del titolo sportivo, con conseguente responsabilità della stessa amministrazione.

La replica del sindaco Leccese: «Bari non è un asset»

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha replicato con durezza alla lettera del presidente della SSC Bari, Luigi De Laurentiis, evidenziando quella che definisce una «totale estraneità rispetto alla città» e una «completa indisponibilità a un confronto», giudicate espressioni «inaccettabili».

Il primo cittadino ha risposto punto su punto alle rimostranze della proprietà sul futuro del club, ricordando che dal 2028 le norme federali imporranno comunque la cessione della società per via della multiproprietà: «Ciò che Lei etichetta come “inusuale”, ossia il mio invito alla vendita, non è frutto di una valutazione personale. È la semplice traduzione delle regole. Non è dunque inusuale che io mi interessi alla vendita del Bari. È inusuale, piuttosto, che non se ne interessi Lei».

Leccese ha poi rimproverato alla dirigenza la gestione del rapporto con la piazza, citando i silenzi post-finale playoff del 2023 e le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis: «Non posso ignorare un gruppo che pubblicamente, parole di Suo padre, considera il Bari una “seconda squadra”. Quelle parole non le ho dimenticate. E non le hanno dimenticate i baresi». Per concedere lo stadio San Nicola in vista del campionato di Serie C, il sindaco esige ora risposte chiare: «Le chiedo un piano industriale serio. Cosa intende fare della SSC Bari dopo il 30 giugno 2028? Se non ha una risposta, è giusto che questa città lo sappia adesso».

Infine, Leccese ha gelato il club sulla concessione immediata dell’impianto, invitando la società a guardarsi intorno se non verranno garantite correttezza e responsabilità: «La normativa vigente non obbliga il Bari a indicare il San Nicola. Ci sono altri impianti in Puglia. Le suggerisco di valutare soluzioni alternative per non rischiare l’iscrizione. Non sarei disposto ad assumermi responsabilità che non mi appartengono». La chiosa della lettera rimarca la distanza insanabile sulla visione del club: «Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città. Attendo il suo piano. A stretto giro».