Al via un nuovo pilastro del welfare cittadino per contrastare il dramma della povertà stringendo un patto di ferro con l’occupazione. È stato inaugurato ufficialmente questa mattina, nella Sala Giunta del Comune di Bari, il programma “Mai più fame: dall’emergenza all’autonomia”.
Il progetto, promosso dall’organizzazione umanitaria internazionale Azione Contro la Fame in stretta collaborazione con la cooperativa sociale Progetto Città, fa del capoluogo pugliese la terza città in Italia – dopo Milano e Napoli – a sperimentare questo innovativo modello di inclusione. Con l’apertura della sede barese, salgono complessivamente a cinque gli avamposti attivi sul territorio nazionale. All’evento di lancio hanno preso parte, tra gli altri, il neonominato assessore comunale al Benessere sociale Michelangelo Cavone e la vicepresidente del Consiglio regionale Elisabetta Vaccarella.
I numeri del Sud
I dati di partenza tracciati dall’Atlante della Fame sono allarmanti: in Italia sono ben 4,2 milioni le famiglie che mostrano almeno un segnale di deprivazione alimentare. Un fenomeno che si fa drammatico proprio nelle regioni meridionali, dove l’incidenza tocca il 14,3% a fronte di una media nazionale dell’8,8%.
«Il Sud sconta il peso di un mercato del lavoro strutturalmente più fragile – ha spiegato Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame Italia –. Portiamo a Bari un modello che a Milano e Napoli ha già dimostrato che la povertà si può invertire con interventi mirati su reddito, competenze e abitudini. Collaboriamo con istituzioni e imprese perché nessuno, da solo, può risolvere una piaga di questa portata».
A Bari il piano è già partito in sordina da inizio anno coinvolgendo i primi 25 nuclei familiari, ma l’obiettivo a regime è di sostenere stabilmente 50 famiglie all’anno, selezionate tra le situazioni di maggiore vulnerabilità: nuclei numerosi con minori, madri sole, disoccupati di lungo periodo e donne vittime di violenza.
Come funziona il modello
Nato nel 2022, il programma rompe gli schemi del classico banco alimentare “a fondo perduto”, puntando su un percorso integrato che cammina su tre leve complementari:
- Sostegno economico immediato: Erogazione di speciali tessere alimentari per garantire una spesa di qualità e un’alimentazione sana a tutta la famiglia.
- Educazione nutrizionale: Laboratori pratici e consulenze personalizzate per insegnare a mangiare bene anche a basso costo, riducendo drasticamente lo spreco di cibo.
- Inserimento lavorativo regolare: Percorsi di orientamento, bilancio delle competenze e potenziamento della motivazione per favorire l’accesso al mondo del lavoro.
I risultati nazionali del resto parlano chiaro: su 616 famiglie già accompagnate in Italia, ben sei su dieci hanno trovato un impiego stabile o hanno ripreso un percorso formativo. Non solo: uno studio condotto con il Politecnico di Milano ha calcolato lo SROI (Social Return on Investment) del progetto, dimostrando che ogni euro investito genera due euro di valore sociale ed economico per la collettività.
L’inaugurazione si è trasformata in un vero e proprio tavolo di confronto tra i sistemi di welfare delle grandi città italiane, con gli interventi degli assessori alle Politiche Sociali di Milano, Lamberto Bertolè, e di Napoli, Chiara Marciani, che hanno condiviso il successo delle loro sezioni (Gallaratese, Forcella e Quartieri Spagnoli).
A fare gli onori di casa l’assessore barese Michelangelo Cavone: «Per troppo tempo abbiamo considerato la povertà come un’emergenza da affrontare con risposte immediate, indispensabili ma non sufficienti. La vera sfida è aiutare le persone a rialzarsi, non solo a resistere. Il contrasto alla povertà è davvero efficace solo quando restituisce dignità e libertà di scelta. Come Amministrazione crediamo che il welfare non debba limitarsi ad assistere chi è in difficoltà, ma creare le condizioni perché ciascuno possa tornare a essere protagonista della propria vita».
Un concetto ribadito con forza anche da Fabio Gelao, presidente di Progetto Città: «Con questa alleanza vogliamo contribuire a costruire opportunità concrete. Questo progetto significa soprattutto vicinanza, affinché dal bisogno possano nascere fiducia e autonomia».
