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Bari, stadio San Nicola e Palazzo di Giustizia: i due campi “di gioco” dei biancorossi

Dalla concessione temporanea dell’impianto all’udienza sulla liquidazione: il futuro della società passa da due fronti delicati e incrociati

Bari, stadio San Nicola e Palazzo di Giustizia: i due campi “di gioco” dei biancorossi

Stadio e Palazzo di Giustizia. Sono i due «campi dove» la Ssc Bari sta giocando partite delicatissime per il presente e il futuro del club biancorosso. Vicende distinte fra loro ma che si intrecciano, assorbendo energie alla società di calcio pugliese, già alle prese con le incognite legate alla multiproprietà e con un avvio di campionato non proprio idilliaco.

Il San Nicola

Dopo il braccio di ferro tra il sindaco di Bari Vito Leccese e Luigi De Laurentiis, culminato nella disponibilità all’utilizzo dell’impianto sportivo ai fini dell’iscrizione al campionato sulla base delle promesse sottoscritte dall’amministratore unico della società biancorossa in tema di cessione del club, le parti hanno raggiunto un compromesso. Fino al 1° novembre il San Nicola resta nella disponibilità della Ssc Bari per effetto di una concessione temporanea a titolo oneroso, che prevede un canone di 5mila euro mensili e costi di manutenzione pari a poco meno di 200mila euro.

Una soluzione tampone individuata da Palazzo di Città in attesa dell’esito della procedura di liquidazione giudiziale avviata dalla Procura di Bari nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta a carico di Luigi e Aurelio De Laurentiis. Vicenda che di fatto ha portato al congelamento dell’iter di gara per l’affidamento quinquennale dello Stadio alla Ssc Bari, unico soggetto ammesso. Dunque cosa accadrà una volta scaduto il termine di concessione temporanea?

Lo scenario

È del tutto evidente che la «partita» dello stadio San Nicola vada ben oltre la mera gestione dell’impianto, risultando l’unico strumento concreto nelle mani dell’amministrazione comunale per esercitare pressioni nei confronti della società di De Laurentiis in tema di futuro del club. Di recente il sindaco Vito Leccese ha spiegato che «il pallino sia ancora nelle mani del Comune», riferendosi naturalmente alla «sospensione» della procedura di gara. Come già accadde alla vigilia dell’iscrizione della squadra alla Serie C, il quesito principale resta però uno: fino a che punto il primo cittadino di Bari potrà spingersi, continuando a fare muro? Al di là delle risposte piccate, come l’ultima presa di posizione di non incontrare De Laurentiis «finché non rispetterà i patti», il bando di gara mette il Comune di Bari con le spalle al muro.

Con l’apertura della terza busta e l’assegnazione del punteggio, step avvenuti nella seduta della commissione giudicatrice lo scorso 16 luglio, manca ormai solo un ultimo passaggio, che è quello dell’aggiudicazione formale del bando da parte del RUP (responsabile unico del procedimento). Dunque nell’ipotesi in cui la sezione fallimentare del Tribunale di Bari, nell’udienza del 1 ottobre, non dovesse accogliere l’istanza della Procura di messa in liquidazione giudiziale della Ssc Bari, accertando il superamento dello stato di insolvenza (tesi sostenuta dai legali di Luigi De Laurentiis nella memoria difensiva e in un comunicato stampa del club) non vi sarebbero teoricamente più ulteriori ostacoli per evitare l’affidamento del San Nicola alla società di calcio pugliese. A quel punto al Comune di Bari resterebbe solo l’eventuale, quanto improbabile, strumento di revoca del bando. Una carta spendibile, a termini di legge, solo in caso di «sopravvenuti motivi di pubblico interesse, ovvero del mutamento di fatto della situazione non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento o di una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario».

Nel frattempo la Procura dovrebbe presentare una nuova memoria e un’integrazione della consulenza tecnica d’ufficio. Dall’altra parte, la difesa continua a ribadire che i conti del club siano in ordine «per effetto degli apporti e delle rinunce del socio unico», operazione ratificata in sede di approvazione dl bilancio nell’assemblea del 28 agosto 2026. C’è infine un altro elemento dal peso specifico rilevante: Palazzo di Città non può permettersi azioni che comportino pesanti ricadute economiche sulla casse comunali, soprattutto in tema di gestione di un immobile la cui manutenzione, da oltre 30 anni, rappresenta una zavorra insostenibile.