Quindici giorni. Così breve è stata la vita del piccolo salentino che, dopo un delicato intervento di cardiochirurgia al «Giovanni XXIII», nel 2018, spegneva il suo cuore malato senza riuscire a vincere la battaglia per la sopravvivenza. I suoi genitori, con le lacrime negli occhi ma la speranza ancora viva, lo affidarono alle cure dei medici del nosocomio barese. L’obiettivo era semplice e drammaticamente urgente: salvargli la vita. Quel «cuore fragile» che doveva essere riparato, invece, cessò di battere per sempre quindici giorni dopo l’operazione, lasciando un vuoto incolmabile e una scia di interrogativi che, ancora oggi, pesano come macigni sulla comunità e sull’intero sistema sanitario pugliese.
La famiglia, devastata dal dolore ma decisa a far luce su quanto accaduto, ha avanzato alla direzione dell’ospedale una richiesta di risarcimento danni pari a circa 1.400.000 euro.
Una cifra che, più che economica, assume valore simbolico: è il prezzo che chiedono per giustizia, per trasparenza, per spiegazioni che non sono mai arrivate con sufficiente chiarezza. Da un lato ci sono i referti, le diagnosi, i protocolli clinici; dall’altro ci sono le perizie e il dolore di genitori che non hanno più il loro bambino. Le cause della morte restano al centro di accesi confronti tra periti, medici e legali. Perché quell’intervento, considerato necessario e potenzialmente risolutivo, si è trasformato in tragedia. Errori tecnici, complicanze impreviste o negligenze organizzative, sono tutte ipotesi che la famiglia e i suoi avvocati intendono vedere chiarite fino in fondo.
Non è solo un’altra e ennesima pratica di contenzioso di quella struttura sanitaria barese. È la storia di chi si è affidato al sistema sanitario pubblico con fiducia. È il racconto di un dolore che si intreccia con la necessità di chiarire responsabilità. È la richiesta che i diritti dei pazienti, soprattutto dei più piccoli e indifesi, siano sempre protetti con strumenti adeguati di prevenzione degli errori e di comunicazione tra equipe medica e familiari.
La vicenda ha riacceso il dibattito nell’opinione pubblica e nella comunità scientifica Salentina pugliese, più in generale, sulla qualità delle cure complesse, delle terapie somministrate e sulla capacità delle strutture sanitarie di essere trasparenti di fronte ai familiari colpiti da eventi avversi e sulla tutela dei pazienti nei casi più delicati. Per i genitori del bambino, il percorso di giustizia è appena iniziato: non si tratta solo di una somma di denaro, ma di risposte che possano offrire dignità alla memoria del loro piccolo.










