Il preoccupante incremento di casi di aggressione e violenze registrato negli ultimi tempi a Foggia, allarma un po’ tutti. Si tratta di un fenomeno che va studiato e approfondito.
Ines Panessa è psicoterapeuta, psicologa forense e consulente del Tribunale di Foggia.
Dalle baby-gang alle aggressioni commesse dagli adulti: cosa sta succedendo?
«Le violenze e le aggressioni di gruppo, sono definite fenomeni di “branco”, che intrecciano fattori psicologici, sociali e gruppali. L’aggressività di massa non è la sommatoria di azioni individuali, ma una dinamica collettiva in cui la forza del gruppo fa perdere i freni inibitori. Nel gruppo, fattori come sensi di colpa e responsabilità si riducono, essendo condivisi e non individuali: esiste l’identità del gruppo, non quella del singolo. Questo facilita comportamenti notevolmente aggressivi. Il desiderio di appartenenza e la paura di essere giudicati diversi, se non ci si uniforma ai dettami del gruppo, porta ciascuno ad adeguarsi e a condividerne pensieri e azioni, anche violente.
Ovviamente, I membri del gruppo sono soggetti insicuri e la violenza diventa lo strumento per sentirsi forti, potenti e validi. La violenza, inoltre, è la manifestazione plateale di un disagio più profondo che attiene a diverse aree di anomalo funzionamento del singolo, tra le quali si possono riscontrare insoddisfazione, mancanza di controllo degli impulsi e gestione della rabbia marcatamente inadeguata.
La differenza tra violenze commesse da baby gang e gruppi di adulti, sta in questo: mentre negli adolescenti tutti i fattori psicologici, sociali, emotivi che sottendono all’espressione di violenza sono parte di un percorso evolutivo ancora modificabile, negli adulti i fattori che la determinano attengono a schemi di personalità antisociali, con scarsa empatia, disturbi della personalità mancato controllo degli impulsi, e di regolazione emotiva già strutturati e, pertanto, difficilmente modificabili e sicuramente più complessi da trattare».
Quali potrebbero essere i correttivi per arginare e, magari cancellare questi fenomeni?
«È possibile agire con interventi psicoterapici mirati sin dall’età infantile e supporto alla genitorialità, considerando che determinati aspetti dell’individuo si apprendono sin da piccoli e in famiglia e che poi, per continuità affettiva e Relazionale si proiettano nelle relazioni di gruppo e sociali. A livello sociologico e istituzionale è importante potenziare strutture di sano intrattenimento, strutture di “cura” delle relazioni e dell’adolescenza in forma maggiormente appetibile per i giovani che devono diventarne i protagonisti coinvolti nelle attività».









