«Colpisce il gesto della città che oggi si raccoglie attorno a lui. Se è vero che nessun familiare ha potuto accompagnarlo, è altrettanto vero che una comunità ha scelto di non lasciarlo solo». Così l’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, commenta la decisione del Comune di Bari di organizzare – insieme ai volontari dell’associazione In.Con.Tra. – i funerali di Marius, il clochard 41enne morto il 3 luglio scorso nel quartiere Japigia, forse per un malore che potrebbe essere stato causato dal caldo intenso.
La morte di Marius, dice Satriano, «ci interroga. Non basta commuoverci davanti a una vita spezzata. Occorre domandarci quante solitudini attraversano le nostre città senza trovare un abbraccio capace di restituire speranza. Una comunità si misura dalla cura che sa offrire ai più fragili, a coloro che non fanno notizia, a chi non ha voce per chiedere aiuto».
Per Satriano la scelta del Comune di celebrare i funerali nella cappella del cimitero e l’invito ai cittadini a partecipare «ci ricorda che la fraternità non nasce dal sangue, ma dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello affidato alla nostra responsabilità».
Marius, continua il vescovo, «oggi restituisce un nome e un volto a tutti coloro che abitano le periferie dell’esistenza». Satriano evidenzia che «non sappiamo quali sogni abbia custodito da ragazzo, quali ferite abbiano segnato il suo cammino, quante volte abbia sperato di ricominciare. Sappiamo, però, che nessuno può essere identificato soltanto con la sua ultima dimora, un marciapiede, o con le sue fragilità. Ogni persona rimane infinitamente più grande delle proprie cadute, perché porta impressa l’immagine di Dio. Riposa in pace, fratello Marius. La terra ti è stata spesso stretta; il cielo, oggi, ti sia finalmente casa», conclude.
