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Bari, i due anni da sindaco di Vito Leccese: «Dopo i cantieri, via alle infrastrutture sociali» – L’INTERVISTA

Il primo cittadino del capoluogo pugliese traccia un primo bilancio dei suoi primi 24 mesi alla guida dell’amministrazione comunale

Bari, i due anni da sindaco di Vito Leccese: «Dopo i cantieri, via alle infrastrutture sociali» – L’INTERVISTA

Il capoluogo pugliese è una città in evoluzione: 198 cantieri aperti, mobilità caotica e cittadini spazientiti, sarà forse questo il motivo del calo di consensi rispetto al dato elettorale del 2024, registrato nell’annuale classifica di Governance Poll redatta dal Sole 24 Ore.

Vito Leccese, 64 anni il prossimo 2 agosto, però non pare soffrirne. «Stiamo rimettendo in connessione (usa questo termine non a caso visto che Bari è la prima città in Italia per fibra ottica e richiama l’interesse delle aziende leader nel big data, ndr) una città che era cresciuta in modo disomogeneo con quartieri lontani dal centro e con pochi servizi», afferma il sindaco cercando di tracciare un bilancio dei suoi primi 24 mesi al governo della città.

Sindaco cosa sono stati questi due anni per Bari e per Leccese?

«Per la città l’inizio di un cambiamento profondo condotto nella direttrice della mobilità, sostenibilità e riconversione urbanistica che ci porterà ad avere il 60% in meno di consumo del suolo e il 50% in meno delle volumetrie, rispetto al piano urbanistico redatto dall’architetto Quaroni. Per me sono stati anni di grande impegno nel governare una città complessa, ma che ha voglia di crescere e aprirsi al futuro».

E qual è il futuro di Bari e dei baresi?

«Quello di Bari è ricucire parti della città, non parlo solo di compattare quartieri e realtà residenziali periferiche, attraverso compensazioni e perequazioni urbanistiche, ma anche di garantire tutela sociale per contrastare le marginalità. Ecco, chiusi i cantieri delle opere pubbliche si dovranno aprire quelli della infrastrutture sociali perché la città non sia solo abitata ma vissuta».

Intanto, in città crescono b&b e strutture ricettive ed è sempre più difficile trovare casa?

«Infatti, la città non deve crescere solo sotto il profilo turistico che pure sta dando grandi soddisfazioni, ma ha bisogno di processi di governo di un fenomeno che rischia di danneggiare più che agevolare. Speriamo che la Regione faccia presto a regolamentare il fenomeno».

C’è un marchio di origine che tiene per la sua amministrazione?

«Garantire sempre il massimo ascolto e favorire sempre la massima partecipazione».

E cosa immagina da qui ai prossimi due anni?

«Bari sta diventando una città europea. L’intesa con Napoli ci permetterà di creare un asse cost to cost meridionale capace di dare forza propulsiva all’idea di un Sud che diventa esempio da imitare nella crescita economica ma anche nella sicurezza urbana».

Ma Leccese vede Bari come quale città europea?

«Ci sono tante città spagnole che sono un riferimento. Valencia è quella che vedo più affine a Bari perché sta crescendo a ritmi serrati come la nostra città».