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Bari, gli architetti contro le nuove pensiline del Brt: «In contrasto con il contesto urbano»

Per la presidente Pietrantonio sottolinea: «La nostra è una riflessione costruttiva sul futuro della città, per avere un paesaggio migliore»

Bari, gli architetti contro le nuove pensiline del Brt: «In contrasto con il contesto urbano»

Nell’occhio del ciclone, a Bari, ancora una volta i lavori del Brt. Dopo la denuncia dell’associazione «Onda Verde Puglia» sulla pendenza delle pedane di accesso al Brt, che sarebbe superiore ai limiti previsti dalla normativa, 8 per cento contro il massimo consentito del 6 per cento, stavolta sono le pensiline ad essere oggetto della riflessione, da parte dell’Ordine degli architetti.

«Lungi dal voler alimentare le polemiche, – afferma la presidente dell’Ordine, Porzia Pietrantonio – la nostra vuole essere una riflessione critica e costruttiva sul futuro della città. La grande infrastrutturazione urbana non può e non deve limitarsi ad aspetti puramente funzionali. Ogni intervento sul tessuto cittadino, specialmente quando tocca luoghi identitari, rappresenta un’opportunità per elevare la qualità del paesaggio urbano o, al contrario, il rischio di una ferita visiva».

L’esempio più eclatante per la presidente Pietrantonio è la pensilina di sosta di fronte all’esedra del Palazzo della Guardia di Finanza sul Lungomare Vittorio Veneto. «Parliamo di un tratto urbano di straordinario pregio, caratterizzato dall’architettura del Novecento che disegna un dialogo formale ed estetico solenne – spiega la presidente -. Questo fronte monumentale trova una sua naturale ed indissolubile continuazione nel prospiciente Lungomare Starita: due ambiti distinti ma compenetrati, che insieme ne fanno una sequenza panoramica e prospettica, ormai parte integrante dell’identità collettiva e della memoria di Bari».

Non si mette in dubbio la validità del progetto e la necessità della mobilità sostenibile, che farebbe di Bari una città moderna e al pari di altre città europee, ma si mette in dubbio la realizzazione di nuove strutture senza tener conto del contesto storico architettonico. «Eppure – continua Pietrantonio – sarebbe bastato poco: una riflessione preventiva e condivisa con chi la città la studia, la vive e la disegna ogni giorno. Un’opera pubblica complessa che ha l’ambizione di rivoluzionare il trasporto pubblico non è solo una struttura di trasporto, ma una grande opportunità di design urbano».

In pratica, sarebbe bastato un concorso di idee o di progettazione, per fare di «un’esigenza tecnica come la realizzazione delle fermate» in un’occasione per adattare ogni struttura nel modo migliore al contesto urbano di ciascuna parte della città. «Invece di elementi replicati in serie, la città avrebbe potuto dotarsi di soluzioni sartoriali, concepite ad hoc per valorizzare scorci storici, ambiti monumentali e viste verso il mare. Nascondere o prevaricare architetture e contesti di tale valore è un dispiacere per tutta la comunità – e conclude Pietrantonio -. Per questo rivolgiamo un appello: c’è ancora tempo per un ripensamento puntuale su questo e su altri snodi sensibili. L’Ordine degli Architetti rinnova la propria disponibilità a fare da ponte tra le esigenze programmatiche della pubblica amministrazione e la tutela della bellezza urbana, affinché le occasioni di modernizzazione non diventino l’ennesimo rimpianto per il territorio, ma la firma di una città che sa valorizzare la sua unicità».