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Furti d’auto nel Foggiano, il procuratore Infante: «Una piaga per il territorio. Dietro c’è un vero mercato»

Illustrati i dettagli dei fermi, eseguiti il 22 settembre e convalidati dal Gip, nei confronti di 8 persone accusate di associazione per delinquere

Furti d’auto nel Foggiano, il procuratore Infante: «Una piaga per il territorio. Dietro c’è un vero mercato»

Una piaga per il territorio. Così il procuratore di Foggia, Enrico Infante, definisce il fenomeno dei furti d’auto che imperversano in Capitanata ma anche nelle vicine province di Barletta-Andria-Trani e Napoli.

«Siamo sempre al vertice delle classifiche e degli indici di criminalità per quello che riguarda i reati concernenti le auto e del resto poi lo vediamo ogni volta che andiamo a pagare le tariffe delle assicurazioni che aumentano», ha affermato Infante, durante la conferenza stampa di stamattina convocata per illustrare i particolari dei fermi, eseguiti martedì 22 settembre e convalidati dal Gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere, nei confronti di otto indagati per associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e riciclaggio di autovetture rubate tra Stornara, Foggia ed Orta Nova.

Il decreto di fermo eseguito dalla Polstrada è a carico di 12 persone, ma quattro risultano irreperibili. Si tratta di cittadini italiani e stranieri, per lo più di origine africana.

Le indagini hanno permesso di ricostruire la filiera criminale, articolata in diverse fasi: dalla movimentazione e occultamento di veicoli, allo smontaggio presso appositi siti, fino allo stoccaggio delle componenti ed alla successiva distruzione e compattazione delle scocche, con conseguente alterazione e perdita degli elementi identificativi dei mezzi.

I furti d’auto prosperano, ha evidenziato Infante, «in quanto c’è un vero e proprio mercato dietro: c’è il grossista, c’è il ricettatore, c’è chi lo trasporta all’estero, c’è chi smonta i pezzi per poi alimentare un’altra volta il mercato dei pezzi di ricambio».

Quarantasei – a quanto si apprende – gli episodi di riciclaggio documentati anche grazie alle telecamere di sorveglianza piazzate in una zona in cui le auto rubate venivano smantellate e i pezzi di ricambio immessi sul mercato.