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Bari, Bonerba (Ance): «Costruttori già in linea con i principi di sostenibilità del nuovo Pug» – L’INTERVISTA

A rispondere all’assessora alla Rigenerazione urbana del Comune di Bari in merito al Piano urbanistico generale, è il presidente dell’Ance Bari-Bat

Bari, Bonerba (Ance): «Costruttori già in linea con i principi di sostenibilità del nuovo Pug» – L’INTERVISTA

A rispondere all’assessora alla Rigenerazione urbana del Comune di Bari, intervistata ieri sul Pug, il piano urbanistico generale, è il presidente dell’Ance Bari-Bat, Nicola Bonerba.

L’assessora alla Rigenerazione urbana Giovanna Iacovone afferma che con il nuovo Pug cambierà Bari. Cosa ne pensano i costruttori?

«Siamo pienamente in linea e non viviamo come un’eccezionalità l’attenzione all’ambiente. Le imprese sono già avanti da questo punto di vista e tutta la filiera è consapevole della necessità di adottare accorgimenti per la sostenibilità. Per la prima volta abbiamo portato avanti i cantieri Cis, cantieri a impatto sostenibile, sia sul nuovo sia sugli interventi sul già costruito. Siamo in linea anche con gli interventi sul verde e con tutto ciò che può rappresentare una risorsa per la città».

E quindi anche nelle nuove costruzioni private si tiene conto delle nuove indicazioni?

«Certo, già nel nuovo “Regolamento edilizio tipo” sono previsti tetti verdi e pavimentazioni drenanti. Ci troviamo del tutto in linea con le aspettative previste nel Pug».

Il Comune ha chiesto una mappatura georeferenziata delle superfici impermeabili. È possibile un lavoro tra pubblico e privato su questo?

«Speriamo in un coinvolgimento: abbiamo sempre detto di essere a disposizione, con il nostro contributo di competenze, in un confronto che sia anticipatore di un provvedimento. Devo dire che in questa fase, purtroppo, non si è riusciti a tradurre questo concetto con tutta la sua linearità. Qualora dovessero coinvolgerci, anche per sostenere una mappatura, siamo a disposizione con la nostra struttura, i nostri tecnici e le nostre capacità imprenditoriali. Sarebbe stato opportuno non trovarci di fronte a una dichiarazione, ma a un confronto anticipatore. Ci troviamo sempre a valle e non in una fase propositiva e di concertazione a monte. Pur riconoscendo all’amministrazione la paternità dell’urbanistica, il confronto con gli stakeholder qualificati, oggi anche culturalmente vicini alle esigenze della città, ci sarebbe piaciuto. Nonostante ciò, manifestiamo la nostra disponibilità a interagire per portare risultati, eventuali soluzioni e nuovi scenari costruttivi».

Ci sono delle richieste che l’Ance avanza al Comune?

«Senz’altro. Si entra poco nel merito della rigenerazione dello stock immobiliare, che è obsoleto e a rischio. Ricordiamo gli immobili crollati e le evacuazioni. Il problema esiste ancora e non è chiaro in che maniera il Pug potrà intervenire sul costruito e come farà fronte al problema, sempre più evidente, dell’emergenza abitativa. In questo, per esempio, sostengo da sempre che la forza di un partenariato pubblico-privato possa essere un grande volano per rigenerare il già costruito e che, con incentivi economici e volumetrici, oltre che di credito, si possano creare opportunità per la rigenerazione e affrontare anche il problema della mancanza di abitazioni».

Il Comune spinge tanto sul verde. I privati stanno al passo oppure c’è il rischio che si crei una Bari a due velocità?

«Intervenire con un’attenzione al verde non è una cosa che ci vede distanti e possiamo andare alla stessa velocità. Abbiamo realizzato un manifesto e lo stiamo promuovendo, prevedendo una serie di accortezze per il rispetto dell’ambiente, come l’uso di semplici vernici che neutralizzano le emissioni di Co2 provenienti dall’evaporazione su terreni impermeabili o intervenendo su strutture obsolete con pavimentazioni vecchie che riflettono parte del calore. Su questo siamo molto attenti e cerchiamo sempre nuove tecniche realizzative sostenibili. Non facciamo solo costruzioni di nuove case: mettiamo al sicuro anche gli spazi pubblici, conserviamo la cultura della nostra città, lavoriamo sulle infrastrutture. Abbiamo a cuore tutto il nostro saper fare e siamo a disposizione, ma le velocità sono dettate dalla semplificazione e dal riconoscimento dei nostri lavoratori».

Queste nuove lavorazioni prevedono dei costi in più, che nello scenario di guerra attuale lievitano.

«È uno dei temi per cui il costo di costruzione si è innalzato ed è inevitabile che ciò abbia una ricaduta sul prezzo di acquisto. Scontiamo ancora stipendi non adeguati al caro vita e al giusto riconoscimento lavorativo. L’aumento dei costi ricade sui piccoli produttori e sull’imprenditore che, nonostante le attenzioni dettate anche dal protocollo Itaca, deve, per fare bene il proprio lavoro, prevedere un prezzo di acquisto che garantisca un equilibrio tra costi e ricavi. Perciò servono forme di sostegno, incentivi e premi volumetrici che possano riequilibrare il mercato».