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Aggressione al carcere di Bari, l’Osapp: «Togliere i detenuti mafiosi dagli istituti della propria regione»

«L’episodio non rappresenta un semplice atto d’intemperanza, bensì un preciso strumento intimidatorio per ribadire il controllo e l’influenza della criminalità organizzata all’interno della struttura»

Aggressione al carcere di Bari, l’Osapp: «Togliere i detenuti mafiosi dagli istituti della propria regione»

L’ennesimo episodio di violenza avvenuto all’interno della casa circondariale di Bari riaccende i riflettori sull’emergenza carceraria in Puglia e sulla gestione dei detenuti appartenenti alla criminalità organizzata. A lanciare un duro allarme è l’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), a seguito dell’aggressione subita lo scorso 11 agosto da un agente di polizia penitenziaria, finito in ospedale dopo essere stato attaccato da un recluso legato alle mafie locali.

Secondo il segretario generale aggiunto del sindacato, Pasquale Montesano, l’attacco non costituisce un caso isolato, ma svela una dinamica ben più complessa: «L’episodio non rappresenta un semplice atto d’intemperanza, bensì un preciso strumento intimidatorio per ribadire il controllo e l’influenza della criminalità organizzata all’interno della struttura».

«Sovraffollamento e radici criminali locali»

Al centro delle rivendicazioni del sindacato c’è la richiesta di rivedere radicalmente i criteri di assegnazione dei detenuti appartenenti al circuito dell’alta sicurezza, che spesso scontano la pena negli stessi territori in cui hanno radicato i propri affari illeciti: «Lasciare i detenuti ad alta sicurezza negli istituti del territorio d’origine costituisce un rischio elevatissimo per l’ordine e la sicurezza – incalza Montesano –. È urgente disporne il trasferimento immediato fuori regione per interrompere qualsiasi forma di influenza locale».

Il quadro complessivo negli istituti di pena pugliesi resta critico, aggravato da carenze d’organico croniche e da un elevato tasso di sovraffollamento che costringe gli agenti a operare in condizioni di isolamento operativo. L’Osapp ha quindi sollecitato il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) a varare un piano straordinario di interventi, incentrato su tre direttrici primarie: il ripianamento degli organici, l’applicazione della massima severità disciplinare contro gli aggressori e lo sfollamento dei detenuti legati alla malavita locale verso carceri di altre regioni.