Ironia, melodie senza tempo e messaggi universali: Lorella Cuccarini – conduttrice televisiva, ballerina, cantante e attrice – da ieri è tornata in Puglia per Aggiungi un posto a tavola, al Palatour di Bitritto fino a domani. Un capolavoro capace di parlare a tutte le generazioni (proprio come lei), fedele allo spirito originario (specie nell’allestimento e nella voce da lassù di Enzo Garinei) ma dal gusto nuovo, anche grazie ad un ensemble di 14 performer e ad un prestigioso team creativo.
Dopo cinque stagioni di successo e il recente debutto al Teatro Brancaccio di Roma, questa commedia musicale tra le più amate del teatro trova in Lorella Cuccarini l’interprete perfetta per il personaggio sfidante ed ironico di Consolazione: «È un sogno che si realizza. Mi impegno per esserne all’altezza» ha detto l’artista, alla quale abbiamo rivolto qualche domanda per saperne di più.
Entrare a far parte di questo spettacolo storico nel suo cinquantenario la rende più orgogliosa o ansiosa?
«Direi entrambe le cose, ma soprattutto orgogliosa. Aggiungi un posto a tavola è uno spettacolo che fa parte della storia del nostro teatro e per me ha anche un valore molto personale: è stato il primo musical che ho visto da bambina e ne rimasi incantata. Con la mia famiglia, tornammo a rivederlo e comprammo il doppio album contenente tutte le canzoni: lo abbiamo praticamente consumato! Quando sono iniziate le prove mi sono accorta che le ricordavo ancora tutte a memoria. Tornarci oggi da protagonista è un grande privilegio e cerco di viverlo con rispetto e gratitudine».
Con lei sul palco, c’è Giovanni Scifoni nei panni di Don Silvestro. Al suo debutto nel musical, dice «di non vedere l’ora di dare da mangiare alla colomba». Un’ottima premessa!
«Giovanni è una forza della natura. È una persona solare, energica, piena di entusiasmo e questo si sente tantissimo anche in scena. Tra di noi si è creata una bellissima complicità: ci divertiamo davvero molto, sul palco ma anche fuori. Credo che questo spirito arrivi al pubblico e renda ancora più vivo il rapporto tra i nostri personaggi».
Abbandonare il completamento di una missione ambiziosa per restare con la propria comunità. Un sacrificio premiato da Dio stesso alla fine della storia. In questi tempi di guerra ed egoismi, un messaggio che suona quanto mai contemporaneo.
«È proprio questo uno dei motivi per cui Aggiungi un posto a tavola continua a emozionare dopo cinquant’anni. È una favola luminosa che parla di accoglienza, solidarietà e fiducia negli altri. Sono valori semplici ma universali, che forse oggi sentiamo ancora più necessari. È uno spettacolo che non segue le mode e proprio per questo riesce ancora a parlare a tutte le generazioni».
Sanremo è appena finito. Cosa le è piaciuto di questa edizione e cosa si aspetta da quella 2027 con Stefano De Martino?
«Sanremo resta sempre un appuntamento speciale della nostra storia televisiva e musicale. Ogni edizione ha la sua identità e riesce comunque a coinvolgere il pubblico. Stefano De Martino è un artista che ha dimostrato grande energia e capacità di comunicare con il pubblico, quindi gli faccio un enorme in bocca al lupo e non vedo l’ora di vedere quali novità porterà sul palco dell’Ariston».
Il Festival si è aperto con il ricordo di Pippo Baudo, scomparso lo scorso agosto. Se potesse rincontrarlo per pochi minuti, che cosa gli direbbe?
«Gli direi semplicemente “grazie”. Pippo è stato un grande professionista e un vero talent scout. Con lui mi sono sentita guidata e sostenuta in momenti importanti della mia carriera. Mi ha insegnato il rispetto per il pubblico e il senso di responsabilità verso questo mestiere».
Nella sua biografia «Ogni giorno il sole» spiega la filosofia positiva del mezzopieno. È stata questa la chiave per vivere un’infanzia felice, con una madre sola con tre figli nella Roma degli anni ’70?
«Era proprio mia madre quella che ci insegnava da bambini ad apprezzare ogni piccola conquista e a trasformare le sconfitte in momenti importanti di crescita».
Per quasi vent’anni è stata il volto delle cucine Scavolini e «la più amata dagli italiani». Ma è davvero la cucina il luogo della casa dove si sente più a suo agio?
«È sicuramente il luogo che “abito” di più durante la giornata».










