I numeri parlano chiaro: il fenomeno degli affitti brevi, quelli cioè destinati prevalentemente ai turisti, a Bari è diventato pervasivo e incontrollabile. In soli sette anni, dal 2017 al 2024, gli annunci presenti su «Airbnb» sono aumentati del 300%. Dati che da una parte inorgogliscono, perché documentano il crescente interesse dei turisti nei confronti del capoluogo pugliese, dall’altro alimentano l’ormai insostenibile emergenza casa.
È il risultato dello studio «AirMap», coordinato dal Politecnico di Torino insieme al Politecnico di Bari e all’Università «Aldo Moro», presentato ieri nella sede della Presidenza della Regione, con il governatore Antonio Decaro e il sindaco Vito Leccese.
Il report dimostra, tra l’altro, l’alta redditività del fenomeno. Nel periodo considerato, le tariffe medie sono passate da 60 a 100 euro, i pernottamenti per unità sono raddoppiati e il giro d’affari complessivo è cresciuto da meno di 5 milioni a 54 milioni di euro. Il boom riguarda soprattutto alcuni quartieri, a discapito di altri. Due terzi delle attività si trovano infatti in solo quattro rioni: il 29% nel Murattiano, il 14% nella Città Vecchia, il 12% nel Libertà e il 9% a Madonnella.
A livello regionale, è in via di approvazione una legge che punta a «governare» gli affitti brevi, che molto spesso sottraggono case alle famiglie del posto, in cerca di sistemazioni a lungo termine. . La norma regionale, ha chiarito Decaro, fornirà ai Comuni «uno strumento» per intervenire, lasciando alle amministrazioni «le proprie valutazioni» sui territori maggiormente esposti al fenomeno dell’overtourism e della gentrificazione.
