Home » L’Edicola per l’Italia » «Il crimine è il mio mestiere». Le donne sono le vere protagoniste nei dibattiti di cronaca

«Il crimine è il mio mestiere». Le donne sono le vere protagoniste nei dibattiti di cronaca

Dalla scrupolosa Panicucci alla Bruzzone, di una preparazione chirurgica. Da Elisabetta Cametti a Elisabetta Aldrovandi, ad Anna Vagli

«Il crimine è il mio mestiere». Le donne sono le vere protagoniste nei dibattiti di cronaca

Leggo un comunicato stampa della Società Italiana di Criminologia, SIC, che prende le distanze dai cosiddetti “criminologi media”, «Figure», si legge, «che compaiono regolarmente in televisione o sui social per commentare casi penali, formulare diagnosi a distanza e, aggiungo, invocare condanne».

Sarà anche così (anche se non ho mai sentito invocare condanne, semmai chiedere giustizia), ma va anche detto che in certi casi la televisione insegna molto, non solo a noi telespettatori che ci interessiamo di cronaca, ma può in qualche modo perfino ispirare certe procure (un particolare che alcuni usano come un’accusa ai magistrati: la pressione mediatica). Ma quelli che vengono chiamati i “criminologi mediatici” altro non sono che persone che studiano i casi, cercano le carte, fanno ipotesi e, alle volte, ci prendono e nemmeno poco.

Panicucci, la secchiona

A mio parere, una delle più esperte del settore è la conduttrice Federica Panicucci di Mattino 5. Divorziata, due figli, un compagno, l’imprenditore e professore universitario Marco Bacini, da più di 10 anni, Federica fa il suo lavoro con un’attenzione e una dedizione che le hanno valso il soprannome di “la secchiona” (coniato dal direttore di Gente Umberto Brindani) e devo dire che certe osservazioni fatte dalla procura di Pavia, capitanata dal dottor Fabio Napoleone, su Garlasco e le nuove indagini su Andrea Sempio sono ipotesi anticipate mesi fa dalla stessa Federica e dai suoi ospiti. Con questo non posso considerare Federica Panicucci una criminologa, rimane una conduttrice, ma, se io fossi un procuratore, a volte probabilmente chiederei a lei una consulenza che potrebbe ispirarmi per ulteriori indagini.

Bruzzone, la star

Decisamente grande personaggio, per usare un termine del giornalismo popolare che era caro a Sandro Mayer, il maestro del settore, è Roberta Bruzzone. Bellissima donna, grintosa, con una voce importante, è una delle più passionali criminologhe della televisione. I suoi interventi sono così incisivi che non si sottrae anche a giudizi piuttosto brutali e ruvidi nei confronti di quelli che qualcuno considera suoi colleghi, termine che lei sicuramente non ama. Verso certi opinionisti di alcune televisioni ha usato il termine “banda di miserabili”. C’è chi pensa che in questo giudizio si sia sentito coinvolto persino il difensore di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, che ospite di Salvo Sottile a Far West ha detto: «Lei sa che a me piacciono molto gli 007, no?». Quindi ha concluso facendo riferimento al tribunale di Bologna: «Un bellissimo tribunale dove arriveranno degli esponenti che hanno partecipato a un esposto». Che cosa intendesse chi scrive non l’ha capito bene, non ha specificato altro, ma la polemica sembra non del tutto spenta.

Roberta Bruzzone non se ne preoccupa affatto: la sua competenza professionale è molto forte e probabilmente, quando si espone, sa di poterlo fare. Roberta in più ha un privato più che solido: ha accanto un marito, il secondo, Massimo Marino, funzionario della Polizia di Stato, un uomo cui è più che unita da un sodalizio che comprende amore e anche passioni in comune, come quelle per le moto, credo Harley-Davidson, e per la musica rock: entrambi sono abilissimi musicisti e fanno parte della RockRiders Band, un gruppo nato proprio da un’idea di Massimo Marino e Roberta Bruzzone. In più sono uniti anche da un senso pratico che li ha portati a innamorarsi davanti a una grigliata: «Sì, ci siamo innamorati davanti a una grigliata, proprio così. Siamo persone concrete, di sostanza, mi colpì molto la sua abilità». In pratica Max l’ha conquistata girando una braciola sulla griglia con la carbonella ardente al punto giusto: prendere appunti e ricordarsene per trovare l’anima gemella.

Le donne, più brave

Stranamente, ma forse non è così strano perché, come sottolinea sempre il grande giornalista Vittorio Feltri, le donne sanno essere più brave, studiano di più, si applicano di più prima di esprimere un concetto, per quelli che vengono chiamati criminologi televisivi andrebbe usato solo il femminile, criminologhe, perché sono solo, o perlomeno soprattutto, donne.

Bolzan, brava e bella

Non solo donna bravissima, ma anche molto carina è Flaminia Bolzan, psicologa autrice già l’anno scorso di un volume sul delitto di Garlasco che è considerato ancora di grande attualità proprio oggi per un principio di base che, in qualche modo, ha portato la procura di Pavia a trovare un movente (vero o solo supposto) a Sempio, che, ricordo, è innocente fino al terzo grado di giudizio. Dice la Bolzan: «Spesso sono proprio i come e i perché a orientare verso l’individuazione del chi». Di Flaminia Bolzan, che è sicuramente una donna molto intelligente, direi che mi piace soprattutto il suo senso della misura: mai eccessiva, sempre riflessiva, con grande attenzione a tutto quanto sia veramente oggettivo. Ma essendo bella e famosa, e pure brava, è ovvio che attiri l’attenzione anche di chi non la ama. Lei non ha mai fatto esternazioni, si presenta come una professionista e come tale vuole essere recepita. D’altra parte è stata anche docente universitaria a contratto presso l’Università Niccolò Cusano di Roma, e non è un caso che Bruno Vespa la voglia spesso ospite nel suo Porta a Porta, un riconoscimento che sottolinea il suo grado di conoscenza.

Cametti, signora dei thriller

Decisamente molto femminile, ma anche molto attenta, un’altra opinionista televisiva, Elisabetta Cametti, che non ama essere definita criminologa «perché non lo sono. Sono solo una scrittrice di romanzi thriller e opinionista TV», mi dice. Il suo libro, I dettagli del male: misteri e verità dei crimini familiari più atroci, è diventato un bestseller. Pensare che, con una laurea in Economia e Commercio all’Università Bocconi, il suo destino professionale poteva essere altro. Invece è diventata popolarissima in TV, da Mattino 5 a Porta a Porta, a Vita in Diretta, dove viene regolarmente chiamata per parlare dei casi di cronaca e la sua precisione e la sua competenza la rendono chirurgica, perché conosce la materia in maniera così minuziosa da far sentire il più appassionato di cronaca inadeguato di fronte al suo sapere. Più semplice è la sua vita privata: vive a Biella, con tanti animali e un marito cui è legatissima, pure un bell’uomo al quale è unita anche dalla passione per lo sport; infatti sono in formissima, sia lui sia lei.

Aldrovandi, l’avvocatessa

Di certo in formissima è anche Elisabetta Aldrovandi, avvocato di diritto di famiglia, presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime e consulente della Commissione Femminicidio alla Camera dei Deputati. Anche Elisabetta Aldrovandi è un’opinionista televisiva, soprattutto a Mediaset, a Mattino 5, e quando parla di un caso conosce le virgole. Vive a Modena, dove si è laureata, e ha un marito, pure lui un bell’uomo, esperto di Ferrari d’epoca a livello mondiale. Elisabetta poi recentemente è entrata nel team della difesa di Alberto Stasi con gli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari, per le questioni relative alle presunte diffamazioni aggravate di cui è vittima Stasi.

Vagli, mai paludata

Concludo questa carrellata sulle criminologhe con Anna Vagli, forse la più giovane, ma non per questo meno esperta, in quanto criminologa investigativa ed esperta in scienze forensi, psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Questo si legge nelle sue note. Pure lei è, come la Bruzzone, piuttosto fumantina nei suoi interventi e quando crede a una tesi non si tira indietro, al punto che per un suo articolo scritto nel 2022, essendo anche giornalista, è stata denunciata per diffamazione da Alberto Stasi. Bastava leggere il titolo dell’articolo (apparso su Fanpage.it, oggi diretto da Francesco Cancellato) per capire il perché: «Perché Alberto Stasi è l’assassino di Chiara Poggi al di là di ogni ragionevole dubbio». Non so che fine abbia fatto questa querela, dove lei scriveva su Stasi «La sua colpevolezza, però, è granitica», e se sia andata avanti o sia stata rimessa, non ho notizie in merito.

I criminologi non sono giudici

Di certo, dopo gli ultimi sviluppi di Garlasco, il dubbio si è inserito anche in molti colpevolisti, anche se consiglio a tutti di non essere né colpevolisti né innocentisti in tutti i casi di cronaca, e soprattutto nei confronti di Stasi e di Sempio. Deve sempre essere rispettato il principio di «colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio», la regola di giudizio fondamentale introdotta nel 2006 nell’art. 533 del Codice di Procedura Penale. Questa regola impone al giudice di condannare solo se le prove escludono ogni ragionevole alternativa alla colpevolezza.
Come disse il sostituto procuratore Oscar Cedrangolo durante la sua requisitoria al quinto processo subito da Alberto Stasi: «Io non sono in grado di dire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi».

Osservazione che le signore che hanno fatto del crimine il loro mestiere devono sempre tenere presente, ricordando quello che scrive la Società italiana di criminologia: «Per propria parte, la criminologia, pur non costituendo una scienza autonoma ma l’applicazione dei contributi di diverse discipline – dalla sociologia alla psicologia, alla psichiatria, al diritto – non si occupa di stabilire la colpevolezza o l’innocenza di un imputato». Quello «spetta soltanto all’Autorità Giudiziaria».