La Puglia punta a trasformare la transizione energetica in una nuova politica industriale. Non soltanto pale eoliche e campi fotovoltaici, ma fabbriche, ricerca, occupazione qualificata e investimenti capaci di ridisegnare il profilo economico della regione. È il messaggio emerso ieri dalla prima edizione di «Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili», la manifestazione inaugurata a Bari che ha riunito istituzioni, imprese e mondo accademico attorno al futuro dell’energia.
Il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha indicato l’obiettivo di fare della Puglia una terra apripista: «Con le energie rinnovabili e con le aziende innovative legate alle attività previste dal Green Deal spero che il nostro territorio possa diventare capofila delle regioni che anticiperanno la transizione ecologica ed energetica».
Una prospettiva che, nelle intenzioni del governatore, passa sia dalla riconversione dei cicli produttivi esistenti sia dalla capacità di attrarre nuovi capitali. Non è solo un auspicio. Alcuni tasselli sono già sul tavolo. Decaro ha ricordato la presenza di produzioni di pale eoliche con una multinazionale nell’area di Taranto, mentre nella provincia di Bari si realizza il primo motore marino a idrogeno, già installato su una nave da crociera salpata a febbraio.
A questo si aggiunge la filiera dei primi treni a idrogeno nell’asse industriale tra Santeramo, Altamura e Matera. Il peso economico della partita è rilevante. Per una regione che negli ultimi anni ha alternato crescita e fragilità occupazionali, la transizione può diventare una leva per creare lavoro stabile e competenze specialistiche. In particolare nei distretti meccanici, nella logistica portuale, nell’impiantistica e nei servizi ad alto contenuto tecnologico.
Non a caso il dibattito barese ha messo al centro il tema della filiera. In altre parole, produrre energia è importante, ma produrre componenti, software, manutenzione e know how lo è ancora di più.
Da Bruxelles è arrivato il sostegno del vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto, che in un messaggio letto in apertura ha definito sicurezza e autonomia energetica «priorità strategiche» per Italia ed Europa. Secondo Fitto, le rinnovabili sono uno strumento essenziale per ridurre le dipendenze esterne e garantire maggiore stabilità a imprese e cittadini. Sul fronte nazionale, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha rilanciato la linea del governo: nel medio-lungo periodo il ritorno del nucleare di nuova generazione, ma nell’immediato una sola strada per alleggerire le bollette, cioè accelerare sulle rinnovabili. Da qui la richiesta di uno «shock autorizzatore» per sbloccare nuovi impianti e comunità energetiche.
Un tema cruciale anche per la Puglia, dove il potenziale produttivo spesso si scontra con iter lunghi, conflitti territoriali e incertezza normativa. Nel confronto barese è intervenuto anche il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che ha collocato la sfida pugliese dentro uno scenario geopolitico più ampio. Secondo Sisto, l’Italia, pur restando fortemente dipendente dalle importazioni di energia, soprattutto di gas naturale, possiede le caratteristiche per diventare un hub energetico europeo, favorendo l’interconnessione tra Nord Africa, Medio Oriente ed Europa continentale. La discussione resta però aperta, con la deputata del Movimento Cinque Stelle, Patty L’Abbate, che ha contestato la centralità del nucleare: «Non abbatte le bollette e ci sono anche le scorie». Il riferimento è al timore che aree pugliesi, come il Geoparco delle Murge, possano rientrare nel confronto nazionale sul deposito dei rifiuti radioattivi.
