Il via libera al Documento di finanza pubblica (Dfp) 2026 delinea un quadro economico complesso, segnato dall’incertezza geopolitica e da una crescita nazionale che arranca. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha descritto la propria posizione con una metafora cruda: quella di un medico in un ospedale da campo che deve curare feriti gravi con mezzi limitati, impossibilitato a somministrare semplici “aspirine” di fronte a traumi profondi. In questo scenario di emergenza, il governo non esclude di muoversi autonomamente qualora l’Europa non dovesse mostrare la necessaria flessibilità sullo scostamento di bilancio, una sfida che accomuna molti colleghi europei stretti nella morsa della rigidità di Bruxelles.
I numeri confermano le difficoltà strutturali. Le stime sul Prodotto Interno Lordo sono state riviste al ribasso per l’intero triennio, con una crescita prevista ferma allo 0,6% per il 2026 e il 2027, e allo 0,8% per il 2028. Parallelamente, l’indebitamento netto subisce un ritocco verso l’alto lungo tutto il periodo, passando al 2,9% nel 2026 e al 2,8% l’anno successivo. Giorgetti ha ammesso apertamente che queste previsioni, pur validate dall’Upb, nascono già “discutibili” e precarie a causa della natura eccezionale delle circostanze attuali, che richiederanno inevitabilmente ulteriori aggiornamenti nelle prossime settimane.
A pesare sui conti pubblici sono soprattutto tre fronti critici: la difesa, l’energia e l’eredità del Superbonus. Quest’ultimo, in particolare, inciderà per ben 40 miliardi nel 2026 e altri 20 nel 2027, rappresentando una zavorra che impedisce al debito pubblico di scendere velocemente, mantenendolo pericolosamente vicino alla soglia del 138%. Sul versante energetico, lo shock derivante dal conflitto in Medio Oriente continua a generare instabilità, spingendo il governo a rimandare alla prossima settimana la decisione cruciale sulla proroga del taglio delle accise sui carburanti, attualmente in scadenza il 1° maggio.
Non è mancata una nota di colore sportivo quando il Ministro ha citato Vujadin Boskov per commentare le classificazioni Eurostat: «Rigore è quando arbitro fischia», a sottolineare l’accettazione pragmatica delle regole del gioco contabile. Infine, lo sguardo si è spostato sulle nomine: Giorgetti ha confermato totale fiducia nel sottosegretario Federico Freni per i vertici di Consob e Antitrust, lodando contestualmente l’atto di correttezza di Giuseppina Di Foggia per aver rinunciato alla buonuscita da Terna. Si chiude così un documento di “resistenza“, che fa da cornice a una manovra di bilancio tra le più delicate degli ultimi anni.










