La visita di re Carlo III e della regina Camilla negli Stati Uniti si farà. Dopo una giornata di fitti contatti tra Londra e Washington, Casa Bianca e Buckingham Palace hanno concordato di confermare il viaggio in programma tra Washington, New York e Virginia per le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti. L’attacco di sabato sera durante la cena dei corrispondenti aveva fatto temere un possibile annullamento, ma la posta in gioco è apparsa troppo alta, soprattutto in un momento in cui i rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito vengono descritti ai minimi storici.
«The show must go on», ma con misure di sicurezza drasticamente rafforzate. La collaborazione tra Secret Service e Royal Protection sarà più stretta, con controlli perimetrali intensificati e una revisione del programma: alcuni momenti di esposizione pubblica sono stati eliminati, pur mantenendo invariati gli appuntamenti principali.
L’attenzione resta puntata soprattutto sul bilaterale di martedì nello Studio Ovale tra il presidente Donald Trump e il sovrano britannico. Carlo, secondo fonti vicine alla Corona, si prepara da giorni studiando i dossier più delicati, ma l’incognita resta il “fattore T”, l’imprevedibilità del tycoon.
Trump ha sempre mostrato fascinazione per la monarchia britannica, ma con Londra il clima è teso. Pesano la scelta del governo laburista di Keir Starmer di sfilarsi dal conflitto contro l’Iran, le critiche del presidente Usa al premier e persino gli attacchi al ruolo militare britannico in Afghanistan, che avrebbero spinto il re a intervenire dietro le quinte. A complicare ulteriormente i rapporti c’è anche la mail del Pentagono che ipotizzerebbe un cambio di linea sulle Falkland, favorendo le rivendicazioni dell’alleato argentino Javier Milei.
Sullo sfondo resta anche l’ombra del caso Epstein, che coinvolge direttamente il principe Andrew. Carlo e Camilla hanno deciso di non incontrare le vittime, ma il tema potrebbe riemergere nei media durante la visita.









