«Venite da noi. Parliamone. Cerchiamo di capire insieme cosa sta succedendo». Con queste parole Agata Oliva, presidente regionale della Stanza Divina – spazio di ascolto per vittime di aggressioni e, allo stesso tempo, per chi commette violenza -, si rivolge ai ragazzi che nelle scorse ore avrebbero preso di mira un senza fissa dimora in un giardino pubblico di Barletta.
L’uomo, un 52enne di nazionalità moldava, dormiva su una panchina quando sarebbe stato avvicinato dal gruppo di ragazzi che avrebbero iniziato a insultarlo prima di spegnergli una sigaretta sul viso, facendogli cadere la cenere direttamente in bocca. Il tutto sarebbe stato ripreso con uno smartphone e il video pubblicato su TikTok, con una frase choc: “Buongiorno amore mio, ti addormenti senza salutarmi?“.
Quanto accaduto «è disumano», afferma Oliva, evidenziando «che il problema non è l’uomo straniero, il senza fissa dimora, il diverso, il migrante che viene a disturbare la pace cittadina, come sento dire spesso. Il problema sono i nostri ragazzi, vulnerabili e spavaldi allo stesso tempo, a tratti maleducati, che pensano di imporre la propria potenza e prepotenza su chi non può difendersi».
L’episodio, secondo la presidente, non può essere liquidato come una semplice bravata. «Condanniamo profondamente il gesto, che va sicuramente denunciato. Ma invito quei ragazzi a presentarsi nella Stanza Divina del commissariato di Barletta, dove potranno ricevere gratuitamente sostegno psicologico e legale».
Insieme alla giornalista Francesca Rodolfo, presidente di Divine del Sud, che ha voluto la nascita della Stanza Divina come spazio di ascolto per chi chiede aiuto – anche in anonimato – e allo stesso tempo per chi commette violenza, senza essere giudicato, Oliva insiste sulla necessità di un intervento che non lasci indietro nessuno. «Siamo certe che, se non si interviene con un protocollo mirato e preciso anche su chi commette il reato, continueremo soltanto a parlare di violenza. Oltre all’indignazione e al dispiacere di chi viene bullizzato, maltrattato, violentato, è necessario ascoltare chi quelle azioni le compie, per capire cosa c’è dietro e provare a interrompere il circolo della violenza. Perché dietro la cattiveria spesso si cela sofferenza e dolore subito a propria volta». E allora arriva l’appello, rivolto direttamente ai protagonisti di quella notte: «Venite da noi. Parliamone. Cerchiamo di capire insieme cosa sta succedendo. Noi vogliamo aiutare questi ragazzi a capire la gravità della cosa, a redimersi, a salvarsi perché ancora si può. E magari a diventare persone migliori».
La Stanza Divina ha accolto, ad agosto scorso, anche Giuditta D’Elia, la studentessa 26enne di Filosofia brutalmente aggredita il 23 luglio nel parco Rossani di Bari.
