La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sul palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, organizzata al Laghetto dell’Eur a Roma.
Esordendo con tono scherzoso davanti ai militanti del movimento giovanile del suo partito, la premier ha ironizzato sulla propria presenza mattutina: «So che ieri avete fatto tardi, e magari quando stamattina è suonata la sveglia avrete visto l’intervento della Meloni un po’ come l’interrogazione di matematica. Se può consolarvi, io ieri notte stavo lavorando per essere all’altezza del compito, quindi vi beccate la Meloni…».
Giungendo all’evento, la leader di FdI si è rivolta alla platea per ringraziare la struttura giovanile: «Grazie a tutti i militanti di Gioventù nazionale, di Azione universitaria, di Azione studentesca. A ogni singolo ragazzo, ragazza che ha riempito, che ha animato questa edizione meravigliosa di Fenix, della quale gli echi mi sono arrivati anche quando ero a migliaia di chilometri di distanza da qui». Ha quindi proseguito rivendicando l’entusiasmo della manifestazione: «Una partecipazione straordinaria, un programma avvincente, dibattiti coraggiosi. Come coraggioso può permettersi di essere chi è fiero di quello che sta facendo. Non avete paura di nessuno, perché è quello che è stato insegnato in questo mondo, in questo ambiente, ed è quello a cui avete saputo dare continuità. E allora io voglio dirvi oggi come sempre, ma oggi forse di più, forse ogni giorno di più, che sono immensamente fiera di voi».
Sul fronte programmatico ed esecutivo, la premier ha preannunciato un provvedimento legislativo in arrivo nel Consiglio dei Ministri volto a fissare per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, unitamente all’obbligo per i genitori di alunni stranieri con gravi difficoltà di inserimento di apprendere la lingua italiana e all’introduzione del divieto di indossare burqa e hijab negli istituti scolastici. «Non esiste, non esiste, che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare», ha rimarcato la presidente del Consiglio.
Sempre in ambito scolastico ha confermato che il governo provvederà a estendere la denominazione di liceo anche agli istituti tecnico-professionali, per equipararne formalmente il valore e la dignità degli studenti.
Passando ai temi dell’informazione, dell’intelligenza artificiale e della comunicazione digitale, la premier ha lanciato un monito in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: «Gli algoritmi possono calunniarti ma non possono sovrascriverti. E guardate, lo dico con cognizione di causa, lo dico alla vigilia di una campagna elettorale nella quale vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero. Lo vedremo». Ha quindi aggiunto: «Se posso darvi un consiglio, non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi, e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche».
Spingendo la riflessione sul ruolo dell’apprendimento e delle nuove tecnologie, ha spiegato: «Resterà in buona sostanza una sola capacità: discernere tra giusto e sbagliato, tra vero e falso, tra reale e artificiale. E il punto è che per coltivare questa capacità non servirà solo il nozionismo. Una nazione che insegna solo nozioni tra meno di 10 anni si ritroverà ad aver formato una generazione perfettamente sostituibile, bravissima nel fare cose che una macchina può fare meglio, molto più velocemente e spesso gratis. Ma una nazione che forma la persona no. Ed è questa la ragione per cui libero arbitrio, merito, responsabilità, verità non sono parole del passato, sono anzi le uniche parole che io riesco a scorgere quando guardo nel futuro».
Meloni ha poi criticato i modelli culturali correnti proposti ai giovani sui social network: «Sono concetti diametralmente opposti a quelli che vi stanno vendendo. Siete bombardati da un modello di successo che semplicemente non esiste, quello per cui non serve farsi domande, studiare, sviluppare una competenza, non serve mettersi in fila, non serve sbagliare, non serve ricominciare, non serve dimostrare di avere un valore, serve dimostrare solo di possedere qualcosa di valore, serve solo essere visti da più persone possibile, serve vendere quando non addirittura vendersi».
A chiusura del suo discorso, la premier ha espresso un accorato riconoscimento alla platea giovanile: «Voi siete uno spettacolo che infiamma il cuore e siete una delle ragioni per le quali vale la pena di resistere, di perseverare, di fare politica». E ha concluso: «Diciamoci la verità, che cos’è alla fine la politica, quella vera, se non la pretesa ostinata, forse perfino irragionevole, alcuni direbbero addirittura velleitaria, che il nostro passaggio non sia inutile? Che qualche cosa dopo di noi sia migliore perché noi ci siamo stati, che qualcuno possa raccogliere quello che abbiamo avuto il coraggio di seminare quando non sapevamo se saremmo stati noi a raccogliere i frutti di quella semina, e che lo consideri un invito, forse addirittura una sfida, a fare ancora, a fare meglio. Ecco, voi siete quel qualcuno, voi siete quello che dà un senso».
