La Regione Puglia interviene con decisione per stoppare l’assunzione di Maria Carmen Lorusso al Policlinico di Bari. Il governatore Antonio Decaro ha infatti dato disposizione formale al Dipartimento Salute di ordinare ai vertici dell’azienda ospedaliera la sospensione immediata della procedura – e della conseguente firma del contratto – fissando un ultimatum per le ore 13 di domani, 8 maggio.
La decisione arriva a stretto giro dopo la bufera mediatica scoppiata ieri, a seguito della notizia dell’assegnazione alla Lorusso di una borsa di studio da 25mila euro lordi. Un incarico legato a un progetto di ricerca scientifica in materia oncologica, che ha sollevato pesanti interrogativi sull’opportunità e sulla legittimità della nomina.
Il nodo dei carichi pendenti e l’ispezione
A far scattare il semaforo rosso di via Gentile è la complessa posizione giudiziaria della candidata. Maria Carmen Lorusso (moglie dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri) è attualmente a processo con rito ordinario davanti al Tribunale di Bari nell’ambito della maxi-inchiesta “Codice Interno”, accusata di scambio elettorale politico-mafioso.
Secondo l’ente regionale, la pendenza di un procedimento penale per “reati ostativi” all’instaurazione di un rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione renderebbe di fatto impossibile il perfezionamento del contratto. Già nella serata di ieri, la Regione ha attivato il Nucleo ispettivo regionale per fare piena luce sulle modalità della selezione.
Sotto la lente d’ingrandimento c’è, in particolare, l’articolo 3 del bando di concorso, che imponeva ai partecipanti di dichiarare esplicitamente eventuali procedimenti penali in corso. Essendo il processo a carico della Lorusso un fatto di dominio pubblico, la Regione intende ora verificare se tale circostanza sia stata formalmente dichiarata in sede di domanda e, parallelamente, chiede un approfondimento giuridico per rivalutare la compatibilità di accuse così gravi con l’impiego pubblico.
I dettagli del bando e le ombre sull’Oncologico
La procedura al centro delle polemiche risale al maggio dello scorso anno. Il Policlinico aveva indetto un avviso pubblico per tre borse di studio: una riservata a un medico oncologo e due destinate a laureati in biologia, biotecnologie, farmacia o discipline economico-giuridiche.
Al concorso hanno preso parte un medico e sette laureati in altre discipline. Alla prova orale si sono presentati sei candidati e la dottoressa Lorusso, in possesso di una laurea in Giurisprudenza, si è classificata al primo posto con un punteggio di 22.
A rendere la vicenda ancor più delicata sul piano dell’opportunità è la natura stessa della borsa di ricerca, incardinata nel ramo oncologico. Si tratta infatti della stessa specializzazione medica del padre della vincitrice, l’ex oncologo del Policlinico Vito Lorusso (anch’egli tra gli 11 imputati a processo per “Codice Interno” e recentemente passato alla detenzione domiciliare), creando un intreccio che ha inevitabilmente acceso i riflettori delle istituzioni.