«Nessuna fuga da Taranto» sono le parole del sindaco Pierio Bitetti, relativamente all’annunciata chiusura da parte di Vestas Italia dei siti del capoluogo jonico, con il conseguente trasferimento dei 32 lavoratori a San Nicola di Melfi in provincia di Potenza. Un’affermazione, quella del primo cittadino, che arriva come un fulmine a ciel sereno dopo giorni di sciopero e proteste dinnanzi ai cancelli del magazzino per protestare contro la decisione, presa unilateralmente, dall’azienda senza alcun confronto con le sigle sindacali.
La dichiarazione
«Non c’è alcuna volontà da parte di Vestas di andare via da Taranto – afferma il sindaco – ho ricevuto personalmente rassicurazioni da parte della società, con la quale nelle ultime ore ho avuto delle interlocuzioni». Bitetti prosegue: «Non c’è quindi alcuna fuga, ma solo una questione che riguarda alcuni trasferimenti di personale in altro sito, e anche su questo Vestas, che ringrazio per aver accolto i miei solleciti e i successivi chiarimenti, si è detta pronta a trattare con le rappresentanze sindacali in un percorso condiviso di distensione e di serenità».
Le reazioni
Affermazioni che hanno destato le perplessità dei sindacalisti che vedono il trasferimento come un licenziamento mascherato. Una battaglia per i diritti dei lavoratori portata avanti da Fiom e Uilm. Pronta la replica alle affermazioni del sindaco di Cosimo Amatomaggi, segretario Uilm Taranto, che dichiara: «Riteniamo doveroso ristabilire la verità dei fatti per rispetto dei lavoratori e della città. Nonostante i toni rassicuranti per noi non è cambiato nulla. Eravamo consapevoli che l’azienda avrebbe smobilitato nell’immediato l’intero sito di Taranto ma il nodo centrale della vertenza rimane intatto e drammatico: il trasferimento dei 32 lavoratori a Melfi.
È inaccettabile definire positiva una situazione che vede decine di famiglie messe di fronte ad un trasferimento forzato lontano da casa. Il trasferimento non è la soluzione ma un problema. Non servono dichiarazioni o strette di mano se il risultato resta l’impoverimento del tessuto lavorativo tarantino. La vertenza prosegue finché non ci saranno garanzie reali per tutti i dipendenti senza soluzioni di facciata che servono solo a calmare le acque». Lo stato di agitazione prosegue.









