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Vestas, guerra tra i sindacati: i lavoratori si preparano a fare le valigie per Melfi

Oltre alla distanza tra sindacati, lavoratori e azienda e ora c’è anche quella tra le sigle sindacali. Una spaccatura che ha sollevato risentimento nei confronti di quella parte di sindacati di fronte all’annunciata chiusura di tre siti tarantini e il conseguente trasferimento a san Nicola di Melfi in Basilicata dei trentatré dipendenti. Una decisione presa…
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Oltre alla distanza tra sindacati, lavoratori e azienda e ora c’è anche quella tra le sigle sindacali. Una spaccatura che ha sollevato risentimento nei confronti di quella parte di sindacati di fronte all’annunciata chiusura di tre siti tarantini e il conseguente trasferimento a san Nicola di Melfi in Basilicata dei trentatré dipendenti. Una decisione presa unilateralmente dalla multinazionale danese senza un confronto con i sindacati.

Lo scontro

Le segreterie e Rsu di Fiom e Uilm Vestas Italia puntano il dito sulla Fim che a loro dire «si è seduta al tavolo con l’azienda, prestandosi ad un atteggiamento privo di assoluto rispetto nei confronti di chi continua a lottare e che non ha la rappresentanza sindacale eletta democraticamente». Fiom e Uilm rammentano, a chi gestisce le relazioni sindacali per conto della multinazionale, che la Fiom e la Uilm sono le uniche organizzazioni sindacali presenti in azienda con le Rsu, frutto di una scelta democratica fatta dai lavoratori attraverso il voto. «I gravosi impegni esercitati dal management di Vestas Italia, al punto tale da comunicare solo via pec e comunque a distanza – lamentano Fiom e Uilm – hanno evidentemente distolto l’attenzione a tal punto da dimenticare chi ha il mandato dei lavoratori che viene regolamentato dal testo unico sulla rappresentanza».

Il dubbio

Un dubbio serpeggia «qualora fosse invece una scelta voluta quella di servirsi di chi non ha nessuna rappresentanza con l’obiettivo di proseguire con il trasferimento ai danni dei lavoratori, è utile ribadire che lo impediremo con ogni mezzo». «Fino ad oggi ogni decisione è sempre stata presa dal basso, ascoltando i lavoratori nelle assemblee. Ogni azione di protesta è stata decisa di comune accordo con l’unico obiettivo di scongiurare il trasferimento della forza lavoro addirittura in altra regione (Basilicata) con un lungo viaggio da affrontare quotidianamente – continuano Fiom e Uilm – l’altra sigla sindacale invece non è mai stata presente neanche alle proteste che abbiamo messo in atto in questi giorni e che proseguono». Fiom e Uilm fanno sapere «senza la nostra Rsu gli incontri relativi alla procedura non hanno alcuna validità e se questo spiacevole evento si dovesse ripetere agiremo nelle sedi legali».

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