Ogni giorno che passa, corrisponde, a Taranto, a un mancato investimento, a una possibilità sfumata di creare servizi, posti di lavoro. Non si comprende infatti il motivo per cui non viene allargata la platea di quanti vorrebbero investire e consentire quindi al capoluogo ionico di realizzare una transizione quanto più ampia possibile. Grazie al Just Transition Fund ci sono per Taranto 750 milioni di euro a disposizione, ma, evidentemente, non accessibili a tutti.
O meglio la maggior parte di questi fondi servono per la riconversione dell’area dell’ex Ilva e fin qui nessuno può contestare la destinazione. Ma se si vuole davvero voltare pagina a Taranto, se non ci si vuole fermare alla pur sacrosanta decarbonizzazione, ma si vogliono rilanciare altri settori come quello turistico, abitativo, sportivo, commerciale, artigianale, per quale motivo nei bandi Pia Jtf non si integrano altri codici Ateco (quelli che classificano le attività economiche) in modo da implementare settori fondamentali per creare un ecosistema urbano equilibrato e dare un futuro diverso a Taranto?
Oppure il governo regionale vuole limitarsi a togliere le polveri dal tristemente noto quartiere Tamburi e privilegiare l’insediamento di altri colossi industriali? Infatti fino ad ora sono ben 6 i progetti, tutti nel manifatturiero, che concentrano oltre 100 milioni di investimenti. Complessivamente da luglio scorso sono 14 le istanze presentate per un volume di investimenti pari a 127,7 milioni di euro e agevolazioni per 78,5 milioni. Ma la transizione green si fa soltanto accogliendo altre industrie e riconvertendo quelle esistenti? Possibile che Decaro e il suo assessore professor Di Sciascio rimangano sordi a una richiesta che viene dagli imprenditori locali, dalla gente di Taranto che non vuole più essere Ilva-dipendente, anche perché al limite sarebbe cassintegrato-dipendente?
Lo stesso sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, in una lettera al dirigente del Servizio Fondo Sociale Europeo della Regione Puglia, ha chiesto a gran voce di integrare i codici Ateco del bando PIA JTf per far in modo che ci sia una transizione vera che non sia più siderurgico-centrica, ma apra ad altre risorse a cominciare dal mare, al turismo, allo sport, al piccolo commercio e all’artigianato locale. Non è tutto perché anche Confindustria Taranto capitanata da Salvatore Toma, ha chiesto un incontro al presidente Decaro e all’assessore Di Sciascio, ma fino ad oggi nulla. L’incontro dovrebbe tenersi entro questo mese, riferisce Toma. Di fatto il nulla.
Eppure basterebbe implementare nuovi codici Ateco per garantire il rilancio turistico e lo sviluppo abitativo consentendo affitto e gestione di edifici non residenziali o di beni immobili propri e in locazione. O ancora codici che consentano la gestione degli impianti sportivi, che dopo i Giochi del Mediterraneo andranno gestiti per non finire nell’abbandono e ancora garantire la mobilità sostenibile pensando al noleggio di mezzi di trasporto marittimo o noleggio e leasing di mezzi di trasporto aereo. Si sa bene come si muove il turismo di alta fascia. E poi le attività commerciali, in particolare il commercio al dettaglio che ha già rivitalizzato negli anni passati centri storici a cominciare da quello di Bari e poi di Monopoli o Polignano a Mare, mete privilegiate del turismo straniero, venendo incontro alla doppia convenienza di creare lavoro, valorizzare i centri antichi e togliere spazio alla criminalità. E infine l’artigianato, memoria vivente delle tradizioni di una città con il recupero delle eccellenze produttive locali.
Insomma se non si vuol fare del Jft uno strumento dedicato al settore industriale e solo alle grandi opere infrastrutturali, è ora che Decaro dica qualcosa e non, tanto per citare Nanni Moretti «qualcosa di sinistra», ma che si pronunci chiaramente, assumendosi la responsabilità di una risposta. Una risposta che servirà per capire distintamente quale direzione dovrà prendere Taranto nel futuro prossimo, tenendo presente che di una reindustrializzazione soft, seppure sostenibile, forse i tarantini ne hanno piene le tasche e soprattutto i polmoni.
