L’assessore massafrese all’Urbanistica, Cosimo Maraglino, è stato condannato ieri in primo grado a due anni e due mesi di reclusione per tentata estorsione ai danni dell’allora consigliere regionale Pd, Michele Mazzarano, e anche per diffamazione e calunnia.
Il pm Enrico Bruschi aveva chiesto una condanna più bassa di due mesi. La giudice Elvia Di Roma ha condannato l’imputato anche a risarcire in sede civile Mazzarano, un suo cugino omonimo e altri due cittadini che avrebbe calunniato (assistiti dagli avvocati Giovanni Vinci e Alessandro D’Elia).
I legali dell’imputato, Luigi Izzinosa e Francesco Garzone, attendono le motivazioni della sentenza per presentare appello. Sulla stessa posizione l’assessore condannato, che commenta: «Fino a terzo grado di giudizio in Italia esiste il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza».
Gli episodi contestati
I fatti risalgono all’estate del 2020, in piena campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale. Secondo le ipotesi formulate dalla procura, Maraglino, che all’epoca gestiva il sito internet «Massafra Attiva» e la pagina social «Mandiamo a casa Mazzarano», avrebbe chiesto 3mila euro al cugino del politico per porre fine agli attacchi e alle critiche politiche che spesso rivolgeva attraverso dirette video sui social, condite, secondo l’accusa, da contenuti e commenti denigratori.
Richiesta alla quale la vittima oppose netto rifiuto. Maraglino ha sempre negato tale accusa, spiegando che il parente di Mazzarano, suo amico di vecchia data, avrebbe fatto da tramite per un incontro registrato di nascosto e consegnato ai poliziotti. L’attuale assessore della giunta guidata da Giancarla Zaccaro, inoltre, denunciò minacce da parte di sostenitori di Mazzarano e per questo è stato condannato per calunnia.
Tra le accuse che hanno portato alla condanna a due anni e due mesi, poi, ci sono anche due episodi di diffamazione aggravata su Facebook. A settembre 2020, Maraglino avrebbe definito Mazzarano in post e interviste «traditore e infame», accusandolo di aver escogitato una trappola nel tentativo di rovinargli la vita per una questione politica e di averlo incastrato tramite registrazioni audio e video manipolate.
