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Federacciai in campo per rilevare l’ex Ilva, ma solo l’area a freddo

Federacciai in campo per rilevare l’ex Ilva, ma solo l’area a freddo

La partita dell’ex Ilva potrebbe essere sul punto di cambiare completamente schema. Mentre il Governo tratta sul futuro del siderurgico e sul tavolo della gara restano le proposte dei gruppi «Jindal »e «Flacks», dietro le quinte avanza una terza ipotesi: riportare almeno una parte della fabbrica di Taranto nelle mani dell’industria siderurgica italiana. Non più soltanto indiscrezioni. Il consiglio di presidenza di «Federacciai» ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere una manifestazione di interesse per conto di un gruppo di aziende disponibili a partecipare all’operazione.

E i nomi danno immediatamente il peso dell’iniziativa: Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame, Lucchini. «Praticamente quasi tutti», ha spiegato lo stesso Gozzi. Non siamo ancora davanti a una vera offerta di acquisto e sarebbe prematuro parlare di cordata già costituita. Ma politicamente e industrialmente il segnale è pesante. Una parte consistente della siderurgia nazionale dice al Governo di essere pronta a discutere del futuro degli impianti di Taranto non coinvolti dal blocco dell’area a caldo. E altre imprese potrebbero aggregarsi nei prossimi giorni. La mossa arriva nel momento più drammatico della crisi. Con la prospettiva dello stop dell’area a caldo in autunno, il rischio è che insieme agli altiforni venga trascinata verso il basso anche quella parte dello stabilimento che potrebbe invece continuare a lavorare.

Da qui il piano che comincia a prendere forma: comprare all’estero semilavorati siderurgici, portarli a Taranto e utilizzarli per alimentare gli impianti a valle. Una sorta di bypass industriale per tenere accesa l’area a freddo anche con il cuore della fabbrica fermo. L’ipotesi era già affiorata il 5 agosto nel confronto tra il ministro delle Imprese Adolfo Urso, Confindustria e Federmeccanica. Adesso Federacciai alza il livello e mette sul tavolo una disponibilità formale. Ma pone anche le sue condizioni. Gozzi dovrà verificare con Palazzo Chigi e Mimit l’esistenza delle necessarie «condizioni abilitanti».

Tradotto: gli industriali sono disponibili, ma non intendono entrare in un’operazione al buio. Servono certezze sui costi, sull’approvvigionamento dei semilavorati, sulla gestione degli impianti, sull’energia e soprattutto sulla prospettiva industriale complessiva di Taranto. Ed è proprio qui che la questione economica diventa politica. Per il Governo si apre infatti un nuovo scenario. Fino ad oggi il futuro dell’ex Ilva sembrava dipendere soprattutto dalla capacità di trovare un investitore internazionale disposto a caricarsi sulle spalle un gigante industriale segnato da anni di crisi. Ora, invece, una parte significativa dell’acciaio italiano si propone come interlocutore diretto. Non necessariamente per rilevare l’intero gruppo. Ed è questa la vera incognita. Bisognerà capire se il progetto «Federacciai» possa convivere con l’ingresso di un nuovo proprietario oppure finisca per ridisegnare la stessa operazione di vendita, separando di fatto il destino dell’area a caldo da quello degli impianti a valle. Una soluzione che potrebbe rappresentare una rete di sicurezza industriale, ma che contemporaneamente certifica la gravità della situazione: si cerca già il modo di produrre a Taranto senza poter contare sulla produzione primaria dello stesso stabilimento.

Urso non nasconde l’emergenza. La fermata dell’area a caldo rende necessario un piano straordinario per Taranto per evitare che la crisi industriale si trasformi in una bomba sociale, produttiva e occupazionale. Perché dietro gli altiforni non ci sono soltanto gli equilibri della siderurgia nazionale, ma migliaia di famiglie, l’indotto e una parte decisiva dell’economia ionica. E il tempo stringe. La possibile cordata italiana offre al Governo una carta che fino a pochi giorni fa non esisteva. Ma mette anche l’esecutivo davanti alle proprie responsabilità: stabilire quale acciaieria vuole lasciare in eredità a Taranto e quale ruolo assegnare allo Stato nella transizione. Jindal resta uno dei protagonisti della gara. Flacks è ancora sul terreno. Adesso, però, al tavolo bussano Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini. Dopo anni trascorsi alla ricerca del papa straniero, la sorpresa potrebbe arrivare dall’acciaio italiano.