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Al via il Taras Teatro Festival, Cimaglia: «La città va valorizzata con la cultura» – L’INTERVISTA

Taranto guarda al futuro partendo dalla storia. Il direttore artistico racconta la rassegna si interroga sul presente attraverso il mito di Antigone

Al via il Taras Teatro Festival, Cimaglia: «La città va valorizzata con la cultura» – L’INTERVISTA

La libertà come scelta, il mito di Antigone come specchio del presente e Taranto come città chiamata a costruire un racconto nuovo di sé. Parte da qui la quarta edizione del «Taras Teatro Festival», diretto da Massimo Cimaglia, che si apre stasera al TaTÀ con la prima nazionale di Antigone atto terzo, testo di Valeria Cimaglia e regia dello stesso direttore artistico. Tre attrici, tre tempi, un’unica domanda: che cosa significa essere liberi quando scegliere comporta un prezzo?

Cimaglia, il Taras Teatro Festival apre con Antigone e sceglie la libertà come tema della quarta edizione. In un tempo in cui questa parola viene usata per dire quasi tutto, che cosa significa per lei portarla oggi su un palcoscenico?

«Il Taras Teatro Festival ogni anno propone un tema. Quest’anno, “La libertà è come l’aria”, ispirato a una celebre frase di Piero Calamandrei, esprime in modo inequivocabile la volontà di raccontare la libertà in tutte le sue declinazioni. Il teatro ha il dovere di essere coraggioso: deve interrogarsi, indagare la realtà e offrire al pubblico spunti di riflessione sui grandi temi che riguardano l’umanità».

«Antigone atto terzo» attraversa il mito, una guerra contemporanea e perfino un ospedale del futuro. Perché portare Antigone fuori dalla sola tragedia di Sofocle e metterla alla prova nel nostro presente?

«L’autrice, Valeria Cimaglia, ha scelto di scandagliare il mito di Antigone attraverso epoche diverse, mettendolo in relazione con problematiche e interrogativi che appartengono anche al nostro tempo. È stato molto coinvolgente portarlo in scena proprio per la possibilità di confrontarsi con questioni di grande attualità, come l’eutanasia e le guerre, purtroppo così vicine a noi».

Valeria Cimaglia, alla sua prima prova come autrice, è anche una delle tre interpreti. Lei ha parlato di una regia fondata sull’ascolto e sulla libertà delle attrici: quanto deve arretrare un regista perché uno spettacolo trovi una voce propria?

«Ho incontrato tre attrici straordinarie, che hanno accettato di mettersi in gioco e di creare insieme a me. Credo che un testo, soprattutto quando nasce dalla penna di un’autrice contemporanea, debba essere indagato insieme agli interpreti. Tra noi c’è stato uno scambio straordinario, un lavoro sull’attore e con l’attore davvero entusiasmante. Il regista deve avere la sensibilità necessaria per accompagnare e agevolare, nel modo più efficace possibile, il processo creativo».

Il festival porta nel nome Taras, dunque Taranto, una città che sta cercando di costruire un racconto nuovo di sé. Che ruolo può avere il teatro in questa trasformazione? E quale Taranto vorrebbe vedere fra dieci anni?

«Sono anni che lavoro sul mio territorio, con varie iniziative culturali. Quattro anni fa siamo partiti con il “Taras Teatro Festival – Scena antica e visioni contemporanee” proprio per dare risalto alla nostra storia e proiettarla nel futuro. Il linguaggio teatrale offre una fondamentale possibilità di crescita, soprattutto per i giovani, ma non solo. Le varie attività collaterali mirano a entrare sempre più in empatia con un pubblico sempre più ampio. E la sensazione più bella è vedere la continua crescita di pubblico e consensi che il festival riceve. Nei prossimi anni mi piacerebbe vedere questo teatro di “nicchia” sempre più vicino alle persone, a chi ama la cultura e a chi ha voglia di mettersi in discussione».