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Taranto, lavoratori della Cittadella della Carità ancora senza stipendi: Pentassuglia promette lo sblocco

Non si sblocca ancora la situazione dei 150 dipendenti di Cittadella della Carità a Taranto, senza stipendio da novembre. La struttura privata è sommersa dai debiti e naviga tra le onde di una complicata procedura concorsuale in tribunale. Mentre è ormai maturato anche quello di gennaio, i lavoratori attendono ancora la tredicesima del 2025 ma…
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Non si sblocca ancora la situazione dei 150 dipendenti di Cittadella della Carità a Taranto, senza stipendio da novembre. La struttura privata è sommersa dai debiti e naviga tra le onde di una complicata procedura concorsuale in tribunale.

Mentre è ormai maturato anche quello di gennaio, i lavoratori attendono ancora la tredicesima del 2025 ma a causa di alcuni pignoramenti attivati da Agenzia delle Entrate e problemi tecnico-burocratici, la Asl ionica, che pure aveva preso l’impegno di erogare gli stipendi, ancora non è stata in grado sbloccare i pagamenti. I sindacati del comparto sanità hanno contattato l’assessore regionale alla Salute Donato Pentassuglia che subito si è impegnato ad occuparsi personalmente della questione e trovare una soluzione per superare le criticità ed autorizzare l’Asl nel giro di pochi giorni.

Già la scorsa settimana il direttore generale della struttura sanitaria di proprietà della curia locale, Giuseppe Straziota, aveva avuto garanzie dal commissario straordinario dell’Asl Gregorio Colacicco sui pagamenti.

La proposta

Per il sindacato Fials esiste una possibilità per pagare i lavoratori scavalcando i creditoriattraverso l’applicazione azione diretta dell’articolo 1676 del codice civile. «Considerata la gravità della questione e la totale assenza di soluzioni concrete per favorire il pagamento delle retribuzioni arretrate dei dipendenti della Fondazione Cittadella della Carità», scrive il sindacato ai vertici Asl chiedendo di valutare il pagamento diretto delle provvidenze.

I lavoratori disperati

Non sono solo i tre stipendi e la tredicesima a mancare all’appello. Ci sono altre voci non saldate e soprattutto è la mancanza di futuro a preoccupare i lavoratori e le loro famiglie. Leonardo Tursi, sindacalista di Fials e dipendente storico della struttura sanitaria racconta: «da troppi anni viviamo sospesi in una precarietà che logora, tra promesse, illusioni e delusioni che si ripetono mentre la nostra stabilità lavorativa, economica e familiare si sgretola nel silenzio generale.

Alla fatica si aggiunge l’angoscia degli stipendi incerti: mensilità arretrate, tredicesime mai arrivate, diritti rimasti solo sulla carta. Ogni svolta si rivela l’ennesima illusione. E quando hai una famiglia da mantenere, ogni promessa diventa una speranza a cui ti aggrappi. I numeri per noi sono bollette non pagate, mutui che pesano, figli a cui dobbiamo chiedere di aspettare. Eppure non ci siamo mai fermati. Continuiamo a garantire assistenza e cura alle persone fragili, mettendo da parte la nostra stessa fragilità. Lavoriamo con dignità, anche quando la preoccupazione non ci fa dormire. E mentre le responsabilità cambiano scrivania, il peso resta sulle nostre spalle. Ora servono fatti concreti, tempi certi e rispetto».

Il concordato

Nei giorni scorsi il dg della struttura ha scritto ai vertici Asl, al commissario giudiziale, al dipartimento Salute, ai sindacati e alla task force regionale sull’occupazione, sollecitando il pagamento di fatture non ancora liquidate per 1,8 milioni di euro. Senza quei pagamenti è a rischio il concordato in continuità già ammesso dal tribunale. Si rischia così, sostiene Straziota, la definitiva disgregazione dei livelli occupazionali dei valori aziendali e dei livelli di assistenza sinora assicurati alla cittadinanza tutta.

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