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Taranto, Kyma Ambiente è al collasso tra carte in tribunale e dubbi sul futuro della partecipata

Chiude l’impianto di compostaggio. Confartigianato chiede un incontro al sindaco per capire quale destino si prospetta per l’azienda

Taranto, Kyma Ambiente è al collasso tra carte in tribunale e dubbi sul futuro della partecipata
La sede di Kyma Ambiente a Taranto

È sempre più nera la crisi di Kyma Ambiente (ex Amiu), la società del Comune che si occupa di igiene urbana. Mentre oggi chiude l’impianto di compostaggio, l’amministratore unico Gaetano Nacci ha depositato presso un notaio il ricorso con riserva, da presentare in tribnunale, per congelare lo stato passivo prima dell’assemblea dei soci.

Le casse sono in rosso fisso, con una situazione debitoria complessiva che supera i 50 milioni di euro. Spetterà ora ai giudici, ma anche al Comune, tracciare la strada più idonea, se quella della liquidazione (già indicata dal Consiglio comunale) o un piano di salvataggio, che potrebbe passare da un concordato preventivo in continuità per tentare di ristrutturare i debiti. Col fiato sospeso ad aspettare gli eventi ci sono circa 450 dipendenti, di cui 150 interinali.

I sindacati di categoria hanno proclamato lo sciopero generale per il 10 novembre. Di lì a una decina di giorni dovrebbe riunirsi l’assemblea dei soci. Il contratto di servizio col Comune scade il 31 dicembre.

Le reazioni

Cira Basile, segretaria provinciale di Ugl Igiene Ambientale ha chiesto al prefetto Ernesto Liguori la convocazione urgente di un tavolo istituzionale con Comune, Kyma e Daniele Ambiente per la vertenza dei lavoratori impiegati al cantiere Pasquinelli. Daniele Ambiente ha abbandonato il contratto ed annunciato licenziamenti. «Qui c’è gente che rischia di perdere il posto di lavoro», dice Basile, che invoca l’applicazione della clausola sociale per far assumere lavoratori da chi rileva l’appalto. Parla di «crisi gravissima» e chiede chiarezza «sul futuro del servizio e sui costi» Confartigianato. «Per migliaia di attività artigianali, commerciali e produttive la Tari rappresenta uno dei tributi annuali più onerosi, che si aggiunge a quanto gli stessi imprenditori già pagano come cittadini, che subiscono crisi e incertezza», dice l’associazione di categoria, che chiede al sindaco Piero Bitetti un incontro urgente. «Chi pagherà il conto di tutto questo? Quali costi comporteranno le possibili soluzioni e quali conseguenze potrebbero derivarne per il bilancio comunale e per la Tari?», si chiede l’associazione che chiede garanzie sulla qualità e sulla continuità del servizio. «La pulizia delle strade e la qualità dell’ambiente incidono sul lavoro quotidiano delle imprese».