Il Comune di Taranto non dovrà restituire i 250 milioni di euro legati a un vecchio prestito obbligazionario sottoscritto quasi ventidue anni fa con l’ex banca Opi, oggi Intesa Sanpaolo.
La decisione, che mette in sicurezza le finanze del capoluogo ionico scongiurando un potenziale dissesto, è stata ufficializzata nel pomeriggio dal sindaco Piero Bitetti durante una conferenza stampa.
La sentenza definitiva è stata emessa dalla Corte d’Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, ponendo fine a un contenzioso legale durato decenni.
La vicenda trae origine da un’operazione finanziaria avviata nel 2004, quando l’amministrazione comunale dell’epoca decise di emettere Buoni ordinari comunali (Boc) per un valore complessivo di 250 milioni di euro. Di questi, 142 milioni vennero impiegati per estinguere mutui precedentemente accesi con la Cassa Depositi e Prestiti, mentre i restanti 108 milioni furono destinati alla realizzazione di opere pubbliche nelle periferie cittadine.
Il percorso giudiziario è stato lungo e articolato. Già tra il 2017 e il 2018, la Corte di Cassazione aveva confermato la nullità del contratto originario stipulato con Banca Opi e con la società advisor.
Successivamente, nel 2019, gli Ermellini avevano rinviato la causa alla Corte d’Appello per determinare se il Comune dovesse restituire le somme incassate e l’eventuale incidenza degli interessi maturati.
L’avvocato Sticchi Damiani, che ha assistito l’ente locale nel contenzioso, ha ottenuto il verdetto che conferma l’insussistenza dell’obbligo di restituzione.
La Procura aveva seguito l’evoluzione dei ricalcoli dopo che una pronuncia del marzo 2024 aveva rimesso in discussione i conteggi finanziari. Con questa decisione, la magistratura ha accolto la tesi dell’ente, certificando che le casse dell’ente non subiranno il prelievo multimilionario che era stato ipotizzato dai legali dell’istituto bancario.










