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Taranto, emissioni di sostanze dall’ex Ilva: arriva la diffida del Ministero dell’Ambiente

Taranto, emissioni di sostanze dall’ex Ilva: arriva la diffida del Ministero dell’Ambiente

Nonostante la produzione di acciaio sia ridotta ai minimi storici, l’Ilva inquina ancora. Dopo un’ispezione dell’Ispra di settembre 2025, il ministero dell’Ambiente ha formalmente diffidato il siderurgico per il superamento dei limiti di sostanze come alluminio, boro e solidi sospesi totali stabiliti dalle norme, tra cui l’Autorizzazione integrata ambientale del luglio 2025. Il problema è stato riscontrato nella loppa di altoforno.

Le verifiche

I controlli, a cui ha lavorato anche Arpa Puglia, sono stati effettuati a 8 scarichi idrici dello stabilimento siderurgico mentre altri 4 hanno riguardato le emissioni in atmosfera. Il valore dell’alluminio è nove volte superiore, il boro più di due volte, i solidi sospesi tre volte il valore tabellare consentito. Ispra propone quindi al ministero dell’Ambiente, che in materia e’ l’autorità di controllo, che Acciaierie d’Italia venga diffidata e che entro 30 giorni trasmetta una relazione sulle cause dei superamenti nonché uno studio di fattibilità su come eliminare il problema indicando i tempi di realizzazione dell’intervento.

L’altra criticità

Gli enti di controlli hanno riscontrato anche emissioni di azoto ammoniacale e azoto nitroso di circa il doppio del limite tabellare per lo scarico in acque superficiali. Il ministero, con una lettera del direttore generale delle Valutazioni ambientali Gianluigi Nocco, ha anche evidenziato ai gestori di ex Ilva, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, che è inoltre previsto che «l’autorità competente proceda alla diffida e contestuale sospensione dell’attività per un tempo determinato nel caso in cui le violazioni siano comunque reiterate più di due volte l’anno», ma nel caso oggetto di diffida, dice ancora il Mase, «come segnalato da Ispra, la violazione non è stata precedentemente accertata nel corso dell’ultimo anno». Per l’ambientalista Luciano Manna: «Non serve, quindi, cambiare l’Aia per risolvere i problemi. Gli impianti restano sempre quelli che da anni continuano ad inquinare le matrici ambientali: aria, terra, acqua del Tarantino».