La grande narrazione d’inchiesta torna protagonista nella città dei due mari. È stata presentata questa mattina, nel foyer del Teatro Fusco, la decima edizione del Premio Alessandro Leogrande, il prestigioso riconoscimento dedicato alla memoria del brillante scrittore e giornalista tarantino prematuramente scomparso nel 2017.
L’atto conclusivo si terrà proprio sul palco del Teatro Fusco sabato 9 maggio a partire dalle ore 18, in una serata evento che sarà condotta dal noto giornalista e conduttore Giorgio Zanchini.
I cinque libri finalisti e la giuria
Il Premio Leogrande si conferma un osservatorio privilegiato per leggere le complessità del nostro tempo. A contendersi il riconoscimento di quest’anno sono cinque opere di giornalismo narrativo di grande spessore:
- Quando il mondo dorme di Francesca Albanese;
- Stato Mafia. La guerra dei trent’anni di Stefano Baudino e Heiner Koenig;
- Il gelso di Gerusalemme di Paola Caridi;
- L’Italia senza casa di Sarah Gainsforth;
- Tropico Mediterraneo. Viaggio in un mare che cambia di Stefano Liberti.
A decretare il vincitore non sarà una ristretta giuria di addetti ai lavori, ma una vasta platea dal basso, composta dai circoli di lettura dei Presìdi del Libro e dagli studenti degli istituti scolastici pugliesi direttamente coinvolti nel progetto formativo.
Il ricordo, l’etica e l’impegno civile
All’incontro di presentazione sono intervenuti i principali promotori istituzionali e culturali dell’iniziativa. «Ci teniamo molto a omaggiare Alessandro Leogrande con questa decima edizione», ha spiegato Orietta Limitone, presidente dei Presìdi del Libro, ricordando come il progetto, nato inizialmente «sull’onda emotiva della sua prematura scomparsa», sia progressivamente maturato fino a diventare un punto di riferimento nazionale per il giornalismo narrativo e un prezioso strumento didattico per le scuole.
Un’eredità, quella di Leogrande, che impone una profonda riflessione sull’etica dell’informazione. Lo ha ribadito la consigliera regionale Annagrazia Angolano, sottolineando il valore civile dei suoi scritti: «Ci lascia una bussola preziosa che tutti i giornalisti, o aspiranti tali, devono saper prendere in eredità. Nel fare inchiesta e nel raccontare i fatti, non dobbiamo mai dimenticare che dall’altra parte ci sono le persone».
Un momento di orgoglio identitario per l’intera comunità ionica, come confermato dal vicesindaco di Taranto, Mattia Giorno, che ha definito il premio «un appuntamento ormai imprescindibile per la città e uno snodo cruciale per la promozione culturale dell’intero territorio».










