«Il vero nemico non è l’acciaio, è l’ipocrisia». E’ il messaggio lanciato da Nicola Convertino, presidente di Aigi, associazione datoriale dell’indotto ex Ilva, sul dibattito ambientale e industriale a Taranto contestando quella che definisce la «trasformazione silenziosa dell’ambientalismo in anti-industrialismo». Aigi richiama le modifiche dello stabilimento siderurgico dal 2012 a oggi. «Non è la stessa cosa di un tempo e la differenza non è semantica. Dal 2012 a oggi, lo stabilimento ex Ilva ha attraversato una trasformazione che pochi raccontano con onestà. I parchi minerari, un tempo esposti al vento e fonte primaria di dispersione di polveri, sono oggi coperti da coperture imponenti, un’opera di ingegneria che pochi altri siti industriali al mondo possono vantare.
L’introduzione dei filtri Meros ha abbattuto in modo sostanziale le emissioni di polveri sottili dall’area agglomerazione, uno degli interventi ambientali più rilevanti mai realizzati su un impianto siderurgico in Europa. La produzione, nel frattempo, si è ridotta a meno di 2 milioni di tonnellate, ben lontana dai livelli che alimentavano gran parte delle preoccupazioni sanitarie del passato. E all’orizzonte, la decarbonizzazione attraverso i forni elettrici promette di eliminare l’uso del carbone e con esso le ultime, eventuali criticità emissive. Di fronte a questi fatti – osserva infine il presidente di Aigi – verificabili e non opinabili, ci si dovrebbe interrogare seriamente: se l’impianto cambia, se i numeri cambiano, se la tecnologia cambia, perchè la narrazione contro di esso non cambia mai?». I dati continua «ci sono, i miglioramenti ci sono, gli investimenti ci sono stati. Chi continua a negarli non sta difendendo la salute dei tarantini: sta difendendo solo un’ideologia».
Secondo il presidente dell’associazione, una parte del fronte ambientalista avrebbe trasformato la tutela della salute in un’opposizione pregiudiziale all’industria. «Non è più ambientalismo: è anti-industrialismo travestito da precauzione», sostiene.
Aigi guarda anche al futuro della città e al rapporto tra industria e turismo. «Pensiamo davvero che una città di 180mila abitanti possa vivere di solo turismo?» domanda Convertino, sottolineando che i Giochi del Mediterraneo non possono sostituire «migliaia di posti di lavoro qualificato» e un indotto che sostien. e famiglie e imprese. «Il turismo è una risorsa, non un’alternativa», aggiunge. Il turismo «va sviluppato, non innalzato a mito salvifico che dispensa la politica dal fare le scelte difficili. Taranto ha bisogno di entrambe le vocazioni – industriale e turistica -, non di una narrazione che ne sacrifica una per illudersi sull’altra».
L’appello finale è rivolto a politica, istituzioni e opinione pubblica: «Taranto svegliati: il futuro si costruisce con i fatti, non con gli slogan».
